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La stampa della CONTROINFORMAZIONE (Segnalazione)
Un bell’articolo su Liberazione dove i talebani non vengono chiamati terroristi!!
Un bell’articolo su Liberazione che mi era sfuggito. Mi è piaciuto perché contrariamente al solito i talebani non vengono chiamati terroristi, ma sono considerati combattenti XXXXXXXche hanno segnato un punto a loro favore in una “vera e propria azione di guerra”. Dei sunniti si dice che sono guerriglieri che combattono contro i militari dell’Alleanza atlantica. Si legge di attentatori suicidi e altri tre miliziani, mentre in un articolo dello stesso giorno su Liberazione sullo stesso argomento si leggeva di attentatori suicidi e altri terroristi, cioè kamikaze uguale terroristi e non miliziani o combattenti o meglio ancora martiri.
Naturalmente non così la pensa Berlusconi che, come riferisce il giornalista, ha parlato di «infami azioni terroristiche» che hanno colpito «un fedele servitore dello Stato». Fedele servitore di uno stato invasore!
Ecco l’articolo del bravissimo Victor Castaldi (le sottolineature sono mie)
Colpiti due Hotel. Muore anche uno 007 italiano
Attacco suicida
in piena Kabul:
17 le vittime
Victor Castaldi
Se l'attentato che ieri mattina alle prime luci dell'alba ha colpito il centro di Kabul è una risposta all'offensiva congiunta della Nato e dell'esercito afghano nella provincia di Helmand, i talebani possono tranquillamente affermare di aver segnato un punto a loro favore.
Sono almeno 17 le persone rimaste uccise (tra cui un agente dei servizi segreti italiani) in un raid sferrato dalle milizie talebane contro il Park Residence Hotel e al Safi Landmark Hotel, due alberghi frequentati per lo più da occidentali; uomini d'affari, diplomatici e spie. Nell'attentato, condotto da un commando composto da otto talebani come è stato riferito nella rivendicazione, hanno perso la vita anche nove cittadini indiani e un regista della tv francese. Altre 38 persone sono rimaste ferite nella terribile deflagrazione e sono state condotte negli ospedali più vicini.
Tutto ha avuto inizio alle 6,30 del mattino, quando è esplosa un'autobomba e due kamikaze si sono fatti saltare in aria vicino al Park Residence. Come riferiscono le forze dell'ordine, i due uomini erano attentatori suicidi, seguiti a stretto giro da un gruppo di fuoco formato da altri tre miliziani, i quali hanno successivamente dato l'assalto alle guest house e a un centro commerciale. Insomma una vera e propria azione di guerra condotta nel cuore "territorio nemico", ovvero il centro di Kabul, un'area piena zeppa di militari occidentali e forze di sicurezza afghane. Quasi una sfida da parte dei guerriglieri sunniti che da anni combattono contro il governo centrale e i militari dell'Alleanza atlantica e non disdegnano di seminare il terrore, colpendo la popolazione civile.
Due ore dopo gli attentati si sono sentiti a lungo colpi da fuoco in tutta l'area, probabilmente dovuti a un principio di combattimenti tra taleban e polizia. Secondo le prime ricostruzioni, gli attentatori sarebbero entrati nella hall del Park Residence, lanciando granate e sparando all'impazzata con le mitragliatrici kalashnikov. I talebani hanno iniziato a girare stanza per stanza, lanciando bombe a mano e continuando a sparare. Ed è stato in una di queste sparatorie che ha perso la vita Pietro Antonio Colazzo, uno 007 dell'Aise, l'agenzia per le controinformazioni e la sicurezza esterna, che prestava servizio come consigliere diplomatico di Palazzo Chigi. Proprio in quel momento Colazzo stava telefonando alla polizia, per segnalare l'irruzione dei terroristi all'interno dell'hotel.
«Colazzo era un uomo coraggioso che ci ha dato informazioni preziose che hanno consentito agli agenti di trarre in salvo quattro altri italiani che erano con lui», ha dichiarato, il generale Abdul Rahmnan, capo della polizia di Kabul. Dopo la sparatoria la polizia ha fatto irruzione in una stanza dove uno dei talebani si è fatto saltare in aria uccidendo tre agenti. Il secondo kamikaze è stato ucciso.
Pietro Antonio Colazzo era originario di Galatina, nella provincia di Lecce, e grazie agli studi all'Università orientale di Napoli parlava il dari, una delle lingue dell'Afghanistan. «L'esplosione è stata fortissima, e scontri a fuoco successivi si sono protratti a lungo»: ha raccontato all'Ansa un paio d'ore dopo l'attentato il portavoce dell'Ue a Kabul, Andrea Angeli. «La tensione in queste ore è ancora molto palpabile. La capitale è blindata, presidi di polizia bloccano le intersezioni di accesso ai ministeri ed altri edifici sensibili. Per spostarsi all'interno della città occorre fare molte deviazioni e superare numerosi check-point messi in piedi all'alba».
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di «infami azioni terroristiche» che hanno colpito «un fedele servitore dello Stato». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa , si è detto rattristato ma ha assicurato che, nonostante il bilancio completamente fallimentare della missione militare, la linea in Afghanistan non cambia: «Sarebbe strano che ci fermassimo di fronte a episodi luttuosi e dolorosissimi che sono la ragione per cui siamo lì».
27/02/2010
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