
"Il lavoro non è un diritto!" Questa affermazione della Fornero sigilla la riforma che è stata compiuta ieri dal Parlamento che annulla il diritto al reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato e consolida la legge Biagi universalizzando il precariato. La Ministra ha smentito l'affermazione fatta ad un giornale inglese dicendo che il posto non è un diritto e non il lavoro. Se non è zuppa è pan bagnato! Credo che, nonostante la smentita, si sia voluto deliberatamente esprimere il significato profondo storico della abolizione dell'art.18 e la riduzione del mercato del lavoro ad un luogo al quale attingono gli imprenditori in una libertà non regolata e non limitata da nessun diritto delle persone che hanno bisogno di essere assunte. Le persone che chiedono di lavorare debbono soltanto accettare le condizioni proposte dal datore di lavoro e magari ringraziarlo e basta!
Ieri alla Camera Antonio Di Pietro si è schierato dalla parte dei diritti dei lavoratori è ad preannunziato un referendum. Non so se terrà fede a questo proposito e dubito che tutto l'IDV lo segua in questa coraggiosa scelta.Tuttavia questo annunzio è la sola speranza che resta ai lavoratori per un possibile recupero dell'art.18. La maggioranza che ha approvato ieri la svolta è semplicemente mostruosa e coinvolge i tre maggiori partiti. E' addirittura più grande di quanto non sia stata perchè un terzo di deputati dell'PdL non ha votato perchè ha ritenuto come la Confindustria che la scelta tra reintegrazione ed indennizzo debba essere cancellata e che debbano essere cancellate le piccole correzione per le assunzioni.
Insomma i partiti che fiancheggiano la Confindustria incassano il successo e non si siedono sugli allori. Insistono sul pressing per nuove ed ancora più significative modifiche. Quello che resta del diritto del lavoro deve essere spazzato via. A fronte di una strategia lucida e vincente che attrae e coinvolge i partiti "moderati" o che aspirano a diventare tali, stanno organizzazioni sindacali che hanno passato il Rubicone da un pezzo e sono diventate "altro". Rinunziano al loro ruolo di rappresentanti dei lavoratori per diventare meri organismi di sussidiarietà di assistenza fiscale e previdenziale o di integrazione del welfare con gli enti bilaterali.Solo i sindacati di base ed i partiti comunisti e l'IDV restano dalla parte dei lavoratori. E' inutile dire che tutta la stampa è schierata con la Confindustria e che l'Unità seppur ieri titolava a piena pagina la incostituzionalità della Fornero ha appoggiato la campagna per l'abolizione dell'art.18.
I lavoratori italiani hanno perduto ieri assieme all'art.18 anche la Fiom. La Fiom ha pensionato Cremaschi ed è rientrata nei ranghi della CGIL guidata dalla Camusso. Non sappiamo che cosa sia avvenuto in concreto ma non c'è dubbio che ieri è finita anche "l'anomalia" della Fiom. E' sorprendente come una sconfitta storica sia accompagnata da un rinculo a destra della grande e gloriosa organizzazione dei metalmeccanici italiani. Landini si ritaglia un ruolo nella nuova e devastata realtà del lavoro italiano occupandosi realisticamente soltanto della riduzione del danno. Ma la politica della riduzione del danno non ha mai ridotto proprio niente!
Pietro Ancona