DOSSIER SULLA MANCANZA D'ACQUA AD AG a cura di G.Di Benedetto

             DOSSIER SULLA MANCANZA

    D’ACQUA E SULL’ATO IDRICO DI AGRIGENTO

A cura di G.Di Benedetto

 

INDICE

IL CONTESTO AMBIENTALE DEL CAPOLUOGO DI PROVINCIA………3

LA POLITICA DELL’EMERGENZA IDRICA AD AGRIGENTO…………….5

LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO…………...8

GLI ELEMENTI DI CRITICITA’ AD AGRIGENTO…………………………12

IL DISSALATORE NON PUÓ ESSERE LA SOLUZIONE……………………14

MODESTE IPOTESI DI SOLUZIONE DEL PROBLEMA IDRICO…………16

CONCLUSIONI……………………………………………………………………17

BIBLIOGRAFIA………………………………………………………………….. 20

APPENDICE………………………………………………………………………..22

IL CONTESTO AMBIENTALE DEL CAPOLUOGO DI PROVINCIA

La questione dell’approvvigionamento idrico ad Agrigento riguarda, in primo luogo, il tema di una corretta ed adeguata gestione integrata del ciclo delle acque, dalla sua distribuzione alla depurazione. Si tratta di una vicenda, quella della mancanza d’acqua nella nostra città, che per la sua gravità ha fatto storia, essendo nota in tutta Italia, e che simboleggia in modo significativo il concreto fallimento della politica di programmazione delle classi dirigenti delle destre nel nostro territorio.

Occorre, d’altro canto, riflettere anche sul fatto che proprio su questo scottante problema si manifesta l’inerzia della popolazione agrigentina, per decenni passivamente e fatalisticamente rassegnata a subire una ingiustificata condizione di cronica emergenza che risulta essere il precipitato di un grumo di interessi illeciti, delittuosi e scellerati, ai quali compartecipano la criminalità organizzata e una pubblica amministrazione incapace ed inefficiente. Tra tutte le emergenze relative alla mancanza di acqua in Sicilia, quella di Agrigento è la più pressante ed indilazionabile, visto che essa è causata da una serie complessa di fattori interdipendenti e complementari.

Ad Agrigento (55.000 abitanti) il problema della mancanza d’acqua si risolve e si accomoda alla meno peggio: ci si arrangia con l’istallazione di una copiosa costellazione di serbatoi blu sui tetti, con le vasche da bagno adibite a recipienti per le acque scaricate dalle lavatrice da riciclare per gli sciacquoni dei cessi, con i bidoni di plastica riempiti alle fontane, con l'acquisto di acqua minerale, o ancora, con le cisterne interrate di cui sono dotati gli edifici più moderni e le ville al mare. Soprattutto nel periodo estivo, con l’aumento della presenza turistica, l’acqua diventa davvero, da diritto inalienabile, merce a caro prezzo. Quella pubblica viene razionata (si parla anche di 10 o 15 giorni in alcuni quartieri della città e nelle frazioni periferiche), e chi non vuole o non può attendere il proprio turno di distribuzione ricorre all’intervento a pagamento: 50 euro per l'autobotte del Comune, 80 per quella privata. In ogni caso, le liste d'attesa sono molto lunghe e nessuno può garantire della potabilità, della salubrità e della qualità dell’acqua prelevata dalle autobotti in chissà quali siti o pozzi. La verità è che la mancanza d’acqua ad Agrigento è stata sempre valutata come un affare, piuttosto che come un diritto universale ed un bene essenziale per lo sviluppo sociale ed economico.

Eppure, qualche anno fa, nel 2002, i dati dell'ente regionale acquedotti indicavano, per Agrigento, una dotazione di acqua superiore alla media italiana: dal primo gennaio 2002 al 17 maggio dello stesso anno l'approvvigionamento erogato ai serbatoi comunali aveva assicurato una quantità d'acqua pari a 265 litri al giorno per abitante. Anche negli ultimi anni la fornitura idrica nella città di Agrigento si è mantenuta su valori accettabili e costanti, superiore a 200 litri di acqua al secondo. Secondo questi dati, gli agrigentini, a dispetto della sete che cronicamente li tormenta, fruiscono ogni anno di una dotazione idrica di gran lunga maggiore di quella di città come Ferrara o Amsterdam, che non hanno alcun problema di approvvigionamento idrico. Occorre però aggiungere con lucidità che non c’è una diretta equivalenza tra disponibilità di risorse idriche e accesso all'acqua. Questa assenza di una diretta relazione di causa ed effetto rappresenta forse uno dei più significativi problemi. I due fattori non necessariamente coincidono né determinano spontaneamente, per l’appunto, una relazione di causa ed effetto. È possibile, viceversa, dimostrare il contrario: negli Stati Uniti, per esempio, la California, pur avendo scarse risorse idriche, ha un consumo pro capite di 4.100 litri al giorno. Pur costituendo appena l’1,6 per cento dei 630.000 chilometri quadrati del bacino del Colorado, la California utilizza un quarto della sua acqua destinandola, soprattutto, alle aziende agricole. In Brasile le risorse naturali d’acqua sono copiose ma per gran parte della popolazione l’accesso all'acqua potabile è precluso.

L’assenza di una diretta connessione fra disponibilità della risorsa ed accesso alla stessa dimostra che la mancanza di acqua non è, nel nostro caso, la risultante dell’azione del destino cinico e baro né la conseguenza di un particolare lascito della natura che ci costringe a vivere in una terra arida e soggetta alla siccità, ma l’effetto perverso di consapevoli e volontarie scelte economico-politiche pensate e architettate da chi detiene e gestisce il potere. In conclusione, l’abbondanza d’acqua di cui gode Agrigento, in termini di fornitura idrica, non ha proporzionalmente determinato una erogazione più frequente. Di conseguenza, la distribuzione dell’acqua nei vari quartieri viene erogata con una turnazione che oscilla dai 7 ai 10 giorni e che, in alcuni casi, può anche essere superiore ai 15 giorni.

 

LA POLITICA DELL’EMERGENZA IDRICA AD AGRIGENTO

Il servizio idrico, in Sicilia e ad Agrigento, è stato costruito e gestito, da decenni, in regime di emergenza. In tal modo si è strutturato un perverso circolo vizioso in base al quale al bisogno, ormai cronicizzato, si è risposto con logiche clientelari ed elettoralistiche: non è un caso se, ad ogni campagna elettorale, si annuncia la risoluzione definitiva del vecchio problema. Il dato generale è che l’emergenza produce ulteriore emergenza, con conseguente sperpero di risorse economiche e con la costante riproposizione di procedure di commissariamento straordinario. In un contesto generale caratterizzato da condizioni di emergenza è facile che si sviluppino speculazioni sull’acqua dei pozzi e delle sorgenti nonché, in periodi estivi di ricorrenti crisi idriche, manovre che ricorrono a stanziamenti ed appalti d’urgenza a trattativa privata fuori da ogni controllo e programmazione.

Dentro questa logica emergenziale deve essere inserita, ovviamente, la copiosa messe di investimenti per opere costose ed inutili come quella del dissalatore di Agrigento, opera sulla quale torneremo a soffermarci più avanti. Il tutto governato da un sistema di potere che produce lucrosi affari per alcuni, fortune politiche per altri e, probabilmente, l’inserimento della criminalità organizzata. Il caso più clamoroso, a livello regionale, è forse quello della diga dell’Ancipa: una storia di tangenti e corruzione per realizzare un’opera pubblica mostruosa, costata oltre 400 miliardi delle vecchie lire e che ha sfregiato uno dei più suggestivi territori del Parco dei Nebrodi.

Proprio la strategia dell’emergenza e del catastrofismo è stata utilizzata dal potere politico locale e regionale per nascondere le proprie gravi carenze nella gestione dell’intero ciclo dell’acqua e per sostenere e tutelare i grandi interessi privati nella costruzione di nuove opere strutturali, come per l’appunto i dissalatori. Ma si pensi anche alle trivellazioni messe in opera ad Agrigento alcuni anni fa, costate oltre centomila euro, oggi finite nel dimenticatoio e dimostratesi soltanto una demagogica operazione di facciata. La crisi idrica di Agrigento, dunque, non va addebitata alla scarsa piovosità o alla carenza di invasamenti: essa è, viceversa, il frutto del controllo privatistico sull'acqua e, più in generale, di una politica all'insegna dello spreco e del clientelismo. L'opera pubblica, per esempio la costruzione di un dissalatore che come affare oggi ha ormai dappertutto sostituito l’edificazione delle dighe, indipendentemente dagli effettivi cambiamenti favorevoli che può apportare alle condizioni di vita della popolazione di una determinata città, può diventare occasione di speculazione e di accaparramento del denaro pubblico. A prescindere dal risultato finale, i lavori devono protrarsi sine die e, alla consegna finale, l’efficacia dell’intervento non conta.

Attorno all'opera pubblica si addensano interessi che raggruppano, a vario titolo, amministratori, politici, imprenditori, esponenti della criminalità che presiedono alla spartizione degli appalti, che praticano il racket sulle imprese, che decidono le forniture di propri materiali e servizi, o che sono direttamente interessati nell'espletamento della stessa attività imprenditoriale. L’insieme e la natura di questi interessi configura l’intreccio inestricabile di poteri criminali e legali che, così come agisce sui terreni della sanità e della gestione dei rifiuti, agisce ancora sul governo dell’intero sistema idrico.

Dentro questo scenario, caratterizzato da una condizione di emergenza provocata artificiosamente, si inserisce, a peggiorare il già scellerato uso privatistico delle risorse idriche, l’ipotesi di una possibile privatizzazione dell’acqua. Con il D.P.R.S. n. 114 del 16 maggio 2000 sono stati determinati gli Ambiti Territoriali Ottimali per il governo delle risorse idriche della Regione Siciliana e, fra questi, quello di Agrigento. Nella Provincia Regionale di Agrigento sono stati istituiti tre A.T.O. per la gestione dei rifiuti (AG 1, AG 2, AG 3) ed un A.T.O. per la gestione del servizio idrico integrato costituito da approvvigionamenti, reti acquedottistiche e fognarie comunali, impianti di depurazione, che è stato ritagliato sui confini amministrativi della provincia senza tenere in considerazione l’effettiva conformità del territorio al bacino idrografico come previsto dalla legge Galli. È sotto gli occhi di tutti la gravosità che i cittadini stanno sopportando relativamente all’istituzione degli A.T.O. rifiuti in termini di qualità del servizio ed aumento delle bollette.

Occorre comunque dire che in Sicilia il cosiddetto servizio idrico integrato (S. I. I.) è stato già in parte privatizzato. Attualmente esso è diviso in due, da un lato il sovrambito con tutte le infrastrutture gestite dall’ex Ente acquedotti siciliani (Eas), e dall’altro, per l’appunto, gli Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.). L’Eas, che in questi anni ha gestito le reti idriche di 111 comuni, fornito acqua ad altri 62, per una popolazione complessiva servita di 2 milioni di abitanti, che possiede 11 acquedotti, 2 invasi artificiali, impianti di potabilizzazione, pompaggio e dissalazione, centinaia di serbatoi e migliaia di chilometri di reti idriche, un vero e proprio colosso dell’acqua, è stata privatizzata e messa in liquidazione dal governo regionale. Il primo effetto della privatizzazione è stato l’aumento del costo dell’acqua per usi civili oggi venduta ai Comuni a 0,57 euro per metro cubo, mentre rimane deficitaria la gestione degli invasi, la manutenzione ed il completamento, così come è pessimo lo stato delle reti, che superano il 40% di perdite.

Alla richiesta di una diversa politica dell’Eas, che superasse la logica del carrozzone fortemente legato agli interessi clientelari delle classi dirigenti dell’isola, si è preferito rispondere con la privatizzazione dell’acqua dei siciliani, dando vita alla costituzione di una società mista la Sicilacque Spa. La società, di proprietà per il 75% di Sicilia Hidro, raggruppamento con capofila Enel e Veolia Water (ex Generale des Eaux, gruppo Vivendi) più una partecipazione del gruppo Pisante, e per il restante 25% della Regione Siciliana, è l’esempio dell’interesse delle grandi multinazionali per le risorse idriche dei siciliani, individuate come un buon terreno da cui trarre profitti.

Va evidenziato, inoltre, il fatto che in un primo momento l’Assemblea dell’A.T.O. idrico di Agrigento non è stata in grado di votare sull’affidamento della gestione del servizio idrico, nonostante sia stata bandita tre volte l’asta pubblica, con tre differenti bandi di gara. Nel corso delle tre gare d’appalto sono state via via diminuite le garanzie per il Consorzio, con la diminuzione dell’importo della cauzione. Inoltre, all’ultima gara, l’unica offerta pervenuta era quella di un’Associazione Temporanea d’Imprese, A.T.I., che vedeva la partecipazione della ditta Acoset di Catania, alla quale è associata la Voltano S.p.A., i cui sindaci azionisti sono anche azionisti dell’A.T.O idrico, determinando così un evidente conflitto di interessi. D’altra parte, è lo stesso Ufficio legislativo e legale della Regione a riconoscere il conflitto di interessi che coinvolge i sindaci dei comuni soci della Voltano S.p.A. e lo stato di incompatibilità che ne deriva.

Il rischio concreto che subito si è paventato è stato quello di affidare per trent’anni la gestione del servizio idrico ai privati con aumenti inevitabili del costo delle tariffe. Basti pensare al fatto che già lo scorso anno gli agrigentini hanno ricevuto le bollette dell’acqua con maggiorazioni del 50% e costi assolutamente sproporzionati rispetto al servizio e alle forniture idriche.

 

LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

L’affare dei prossimi trent’anni è dunque la privatizzazione dell’acqua. Emblematico è il caso della privatizzazione delle abbondanti sorgenti dei monti Sicani in favore della multinazionale svizzera Nestlè. La Regione Siciliana ha, in modo scellerato, affidato la captazione della risorsa idrica alla multinazionale che controlla il gruppo San Pellegrino, che a sua volta ha appena acquistato il marchio della Platani Rossino srl, concedendo il permesso di raggiungere nell'arco di un quinquennio la produzione di 250 milioni di litri: dagli attuali 16.500 pezzi l'ora agli oltre 46 mila pezzi previsti e pianificati.

Ancor più pericolosi sarebbero l’aggiudicazione e l’affidamento ai privati, per trenta anni, del servizio idrico integrato. Il 21 Dicembre 2006 l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, senza tenere conto della valutazione espressa dallo stesso Ufficio Regionale e di altri autorevoli pareri legali, diffida l’Assemblea dell’A.T.O. idrico a deliberare sull’affidamento entro il 24 Dicembre 2006. Il Presidente del consorzio A.T.O., omettendo di notificare regolarmente la diffida di cui sopra, disponeva, con un telegramma spedito alle ore 18.33 del 21 dicembre e recapitato nella tarda mattinata del 22 dicembre, di convocare l’assemblea per le ore 23 dello stesso giorno e le ore 9 del giorno successivo, in violazione del termine stabilito dallo statuto per la convocazione dell’assemblea. Si tratta di un vero e proprio atto intimidatorio che non lascia ai sindaci aderenti al Consorzio d’ambito neanche il tempo di ponderare con la necessaria lucidità il da farsi. È comunque il pretesto per procedere alla nomina illegittima da parte del dottor Crosta dell’Agenzia Regionale di un commissario ad acta, il dottor Ignazio Puccio, il quale il 18 Gennaio 2007 decide di privatizzare il servizio idrico integrato.

Eppure, una decina di giorni prima, il 9 Gennaio, nell’Assemblea del Consorzio, 29 sindaci su 43, con un risultato pari al 61% del capitale azionario, avevano rigettato l’affidamento. Purtroppo, per un errore di interpretazione dello statuto, veniva ritenuta inefficace quella votazione. Il Commissario ad acta, piuttosto che ritornare sui propri passi per valutare l’effettiva validità della deliberazione del 9 Gennaio, procede illegittimamente all’aggiudicazione e all’affidamento del servizio. Agostino Spataro su La Repubblica del 2 Febbraio 2007 ha scritto: “Bizzarie della politica: in Italia col 50,01 per cento si vincono le elezioni e si governa il paese, in Sicilia col 61 per cento non si può determinare nemmeno il tipo di gestione dell’acqua pubblica. Dicono che bisognava arrivare al 66,7: come da regolamento. In realtà così non è. Semmai è stata capovolta la norma dello Statuto dell’A.T.O. che richiede tale soglia solo per approvare l’affidamento a privati, non per respingerlo. Dunque per bocciare la privatizzazione sarebbe bastato il 23 per cento”.

Il 2 Febbraio del 2007, a seguito della mobilitazione contro la privatizzazione che ha visto un migliaio di cittadini manifestare davanti la Prefettura di Agrigento, vengono consegnate al prefetto le delibere votate dai Consigli Comunali di 25 Comuni con le quali si minaccia di uscire dal Consorzio e di rifiutarsi di consegnare gli impianti idrici qualora non fosse stata annullato il provvedimento di affidamento del servizio idrico ai privati.

Restano, ovviamente, degli aspetti poco chiari in tutta la vicenda che richiedono alcune considerazioni. Innanzitutto, il fatto che la gara d’appalto si sia svolta sulla base di una sola offerta di un unico raggruppamento di imprese, e dunque in assenza di una reale concorrenza tra più soggetti privati e configurando condizioni di potenziale monopolio privato. In secondo luogo, la constatazione che una decisione collegialmente assunta dall’assemblea dei sindaci sia stata, potremmo dire per un vizio di forma, rigettata a fronte di decisioni assunte d’imperio e niente affatto partecipate, come la nomina del commissario ad acta e la sua stessa deliberazione che ha prodotto un capovolgimento delle decisioni assunte il 9 Gennaio del 2007.

Dunque, resta il fatto che la gran maggioranza dei Consigli Comunali e degli stessi Sindaci dei 43 comuni della Provincia di Agrigento ha palesemente manifestato la propria contrarietà a che il servizio idrico venisse privatizzato. È diffusa oramai la consapevolezza del fatto che un’eventuale privatizzazione ridurrebbe il diritto di disporre dell’acqua da parte dei cittadini ad una merce, da sottoporre a logiche di mercato e dunque di profitto. L’affidamento trentennale del servizio idrico integrato comporterebbe esiti imprevedibili per un comprensorio come quello della provincia di Agrigento che è tra i più sensibili riguardo una diffusa ristrettezza delle risorse idriche. La privatizzazione rischia di causare soltanto caro bollette e clientelismo creando, inoltre, disparità nell’occupazione. Attualmente il costo dell’acqua oscilla intorno ai 40/60 centesimi di euro a metro cubo. Se questo costo può ancora essere considerato accessibile, con la privatizzazione, a partire dal primo anno, nella provincia di Agrigento, si può stimare un costo di 1,07 di euro a metro cubo, costo che dal secondo anno in poi tenderà progressivamente a lievitare. Nella provincia di Enna, per esempio, dove la privatizzazione dell’acqua è già in vigore, i cittadini pagano 1,49 di euro a metro cubo.

Davvero singolari, infine, le trovate del Sindaco di Agrigento l’ex Segretario Provinciale UDC Zambuto che, nel corso della campagna elettorale, si era schierato contro la privatizzazione. In un primo tempo il Sindaco ha sostenuto che l’opposizione alla privatizzazione avrebbe comportato la perdita dei Fondi Europei, circa centomila euro per il miglioramento delle reti. Il Sindaco avrebbe dovuto anche dire che per la città di Agrigento non era previsto nessuno stanziamento. In un secondo momento Zambuto non ha trovato di meglio che suggerire l’imbottigliamento dell’acqua di Santo Stefano Quisquina per distribuirla a prezzo politico agli agrigentini. Proposte a dir poco stravaganti. Il rischio è che, in tempi di trasformismo dilagante e di trasversalismo imperante, si ricostituisca una saldatura di interessi, politici e non solo, tra il presidente della Regione Totò Cuffaro e l’ex Segretario Provinciale UDC Marco Zambuto.

Occorrerebbe dunque revocare la deliberazione commissariale n. 1 del 18 Gennaio 2007 ed affidare ad uno o più soggetti a capitale pubblico, con il controllo degli stessi comuni facenti parte dell’A.T.O., il servizio idrico integrato. Ed invece, l’epilogo dell’assemblea dell’A.T.O. idrico di Agrigento che si è svolta Giovedì 25 Ottobre 2007 e che avrebbe dovuto discutere della revoca proposta dal comitato dei Sindaci, è la privatizzazione d’Ufficio del Servizio Idrico Integrato. Ma la privatizzazione d’Ufficio non riflette la volontà dei cittadini della Provincia di Agrigento e contraddice il fatto che più del 30 per cento della quota azionaria ha votato per la revoca dell’affidamento della gestione del servizio idrico alla “Girgenti acque” e che solo il 25 per cento ha votato a favore dell’affidamento.

Nel frattempo, nelle stesse ore, è passata al Senato la moratoria per l'acqua pubblica. Un segnale politico importante che viene dal Governo nazionale e che il Presidente della Provincia farebbe bene a valutare. L'articolo 26 del decreto fiscale prevede l'assicurazione che la gestione dell'acqua, bene comune per eccellenza, rimanga in mano pubblica. Il nuovo testo prevede una moratoria di 12 mesi per l'affidamento delle reti idriche a soggetti privati. Ma gli stessi comuni dell’A.T.O. idrico hanno deciso ulteriori clamorose iniziative: al termine di una assemblea svoltasi a Siculiana, presenti i sindaci e amministratori per lo più del centro sinistra, contrari all’affidamento a privati del servizio idrico integrato, 19 comuni hanno deciso di fuoriuscire dal Consorzio e di non consegnare gli impianti idrici.

È certo che l’affidamento ad una società a capitale pubblico, interamente controllata dagli stessi comuni facenti parte dell’A.T.O., sarebbe nelle condizioni di offrire una maggiore garanzia di perseguimento dell’interesse pubblico e di rispetto e soddisfacimento delle esigenze del territorio.

 

GLI ELEMENTI DI CRITICITA’ AD AGRIGENTO

Abbiamo detto che la quantità di acqua che giornalmente affluisce nei serbatoi comunali di Agrigento dai due Enti erogatori, Voltano S.p.A. e Siciliacque, non legittima assolutamente la situazione di grave emergenza idrica in cui si trova gran parte della cittadinanza. È evidente che, come abbiamo cercato di dimostrare, la disorganizzazione e i disservizi con cui viene gestita la distribuzione rispondono ad altre ragioni. Numerosi quartieri di Agrigento e le stesse frazioni del territorio urbano (fra cui San Leone) soffrono di turni di erogazione inaccettabili, con il rischio di rendere ancora più grave la situazione igienico-sanitaria di una città sempre più sporca ed abbandonata a se stessa.

Le recenti amministrazioni comunali, in particolare quella dell’ex Sindaco Aldo Piazza (Forza Italia), non hanno avuto la capacità di garantire una seria programmazione, ma soprattutto non hanno saputo o voluto affrontare il problema alla radice, rimuovendone le cause più profonde. Trovare una soluzione sistemica, in grado di tenere conto della questione nella sua complessità ed organicità potrebbe, forse, significare l’adozione di strategie attente a salvaguardare gli interessi della collettività tutta. Meglio puntare, piuttosto, su risposte episodiche e di facciata, magari demagogiche ma attente a tutelare ed a preservare zone d’ombra nelle quali si addensano interessi privatistici e privilegi particolaristici.

Fra gli elementi di criticità, che ci pare doveroso ricordare, possiamo annoverare l’assenza di una mappatura completa della rete idrica della città di Agrigento e lo stato di fatiscenza delle condotte esistenti (si parla di perdite dell’acqua immessa in rete che andrebbero dal 25 al 35 al 50 per cento). In un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera il 12 Febbraio del 2007, Gian Antonio Stella ricordava che la rete idrica è “così vecchia, trascurata, malandata che dopo l'addio dell'ultimo fontaniere andato in pensione nessuno sa più esattamente «dove» passino i tubi perché una mappa come si deve non è mai stata fatta e i fontanieri ricordavano tutto a memoria”.

Intervenire sulle condizioni di fatiscenza della rete idrica comunale significherebbe, probabilmente, attrezzarsi per la costruzione di una nuova rete idrica più efficiente e possibilmente automatizzata. A questo si aggiungano le difficoltà dovute al modo improvvisato ed inefficace con cui è stata gestita l’interconnessione, realizzata dal Genio Civile, dei quattordici serbatoi asserviti alla distribuzione per zone della risorsa idrica. Inoltre, è necessario ricordare l’assenza di una parametrazione delle portate da accumulare e/o distribuire nelle zone sulla scorta della popolazione residente e del reale fabbisogno: il che consentirebbe di sostenere le interruzioni dei flussi in arrivo ai serbatoi con adeguate riserve e, soprattutto, di adottare criteri di distribuzione dell’acqua, nei quartieri del centro e della periferia, nonché nelle frazioni, con la dovuta equità nei confronti degli utenti. Infine, a complicare il problema, la reciproca interferenza di due diversi soggetti che erogano acqua nella zona (Siciliacque e Voltano) e la mancanza di una portata quotidiana costante con episodici picchi di afflusso che lungi dal consentire una auspicata e corretta distribuzione della risorsa idrica, hanno creato problemi collegati allo sfioro dell’acqua dai serbatoi.

Per concludere, occorre aggiungere che la precedente Amministrazione di Centro Destra non ha avuto la capacità di far valere il criterio che impone al Commissario Regionale delle acque di provvedere all’approvvigionamento, per la città di Agrigento, di flussi di acqua costanti attraverso fonti alternative in grado di supplire alla momentanea interruzione dell’erogazione da parte di uno degli Enti acquedottistici (Voltano e Siciliacque). A tutt’oggi non sappiamo in che direzione intenda muoversi l’Amministrazione Zambuto.

IL DISSALATORE NON PUÓ ESSERE LA SOLUZIONE

Il tema della carenza d’acqua in Sicilia, dunque, è gravido di verità profonde e differenti da quelle che si manifestano in apparenza. Oltre che essere ricco di inesplicabili paradossi. Come è possibile che nella nostra regione ci siano territori in permanente emergenza idrica quando annualmente, in media, piovono 7 miliardi di metri cubi d’acqua, circa il triplo del fabbisogno calcolato in 2 miliardi e 482 milioni di metri cubi (1 miliardo e 325 milioni per l’irrigazione dei campi, 727 milioni per dissetare i centri abitati, 430 milioni per il fabbisogno industriale)? Eppure intere province, fra queste Agrigento, soffrono cronicamente la sete. E a quali interessi risponde la costruzione di dissalatori se in tutta la regione insistono dighe che da venti anni attendono di essere completate, o non sono state ancora collaudate e possono contenere solo una parte della capienza? Non sarebbe molto più ragionevole adoperarsi per ammodernare quel colabrodo di rete idrica che abbiamo ad Agrigento ed evitare, così, la dispersione di migliaia di metri cubi di acqua nelle viscere della terra garantendo una distribuzione equa e giusta dell’acqua disponibile? Evidentemente, il turpe mescolamento degli interessi politici e di quelli delle aziende del servizio idrico, arricchito di interferenze sui ruoli e le competenze, ha causato una pessima gestione dell’intero ciclo dell’acqua, eliminando ogni visione progettuale e di programmazione.

Per quanto riguarda l’ipotesi del dissalatore, occorre dire che la sua realizzazione ed il suo funzionamento si riveleranno inutili e particolarmente costosi. I dissalatori possono risolvere i problemi di crisi idrica solo in casi particolari, ad esempio con strategie di intervento che installino uno o più moduli nelle isole minori. Di solito, però, contribuiscono soltanto a creare affari per chi li costruisce e per chi li commissiona. Si tratta di impianti che costano centinaia di milioni di euro e che producono acqua a costi elevatissimi: 1 euro e 75 al metro cubo contro i 15-20 centesimi di euro al metro cubo dell’acqua di diga. L’acqua viene a costare così dieci volte di più.

Inoltre, non si capisce in che modo, per quanto riguarda Agrigento, l’acqua del dissalatore dovrebbe migliorare l’approvvigionamento idrico delle abitazioni per gli usi civili se il vero problema di fondo è, come abbiamo detto, quello di una rete di distribuzione efficiente. È evidente che i famosi e tanto promessi cento litri in più erogati dal dissalatore si perderanno, come già accade per gli altri, nelle profondità della sottosuolo. Per non dire del fatto che l’erogazione idrica affluente dal dissalatore sarà praticamente inutile visto che è prevista, dalla dissalata di Gela e dal Favara di Burgio, la dotazione aggiuntiva di almeno 200 litri di acqua al secondo in più rispetto agli attuali.

Eppure il Comune di Agrigento ha sottoscritto, durante l’Amministrazione Piazza, una convenzione con la quale si sarebbe impegnato a pagare 3.500.000 euro l’anno per il funzionamento del dissalatore, con annessa l’incredibile clausola per la quale lo stesso avrebbe dovuto sobbarcarsi anche i costi di manutenzione. Tuttavia, nel luglio di questo anno, Cuffaro si è impegnato a farsi carico delle spese di gestione del nuovo dissalatore e, dunque, sarà la Regione ad accollarsi il costo di un milione e 500 mila euro l’anno per tre anni. Ma occorre anche aggiungere che, trascorsi i primi tre anni di gestione, in assenza di una regolamentazione per il periodo successivo e in carenza di contributi da parte della Regione, il Comune di Agrigento sarà costretto ad assistere ad una lievitazione dei costi, con stime che si attestano sui 5 milioni di euro all’anno. Un altro costo aggiuntivo che inevitabilmente graverebbe, con un ammontare di centinaia di euro all’anno, sui già pesantemente vessati e angariati bilanci familiari. Purtroppo gli effetti dell’incompetenza e dell’approssimazione vengono scaricati sui cittadini contribuenti. Già per l’anno in corso si prevede, dopo l’aumento spropositato delle bollette della spazzatura, un aumento notevole, rispetto agli anni precedenti, delle bollette relative al consumo dell’acqua, senza, peraltro, che si sia registrato un qualche miglioramento del servizio e della distribuzione.

 

 

 

MODESTE IPOTESI DI SOLUZIONE DEL PROBLEMA IDRICO

A pensarci bene, la soluzione del problema dell’acqua è il presupposto minimale per articolare qualsiasi discorso in grado di formulare decenti ipotesi di modernizzazione e sviluppo della città di Agrigento. Come si può parlare di rilancio turistico ed economico della città se questa non è, con la sua classe dirigente, nelle condizioni di programmare interventi minimali per la soluzione del problema idrico? Si ricordi che, nel suo breve periodo di gestione della cosa pubblica, il Commissario Scialabba, garantendo il minimo ma corretto funzionamento della gestione del sistema idrico, riuscì a assicurare a tutti i cittadini di Agrigento l’erogazione dell’acqua a giorni alterni. Un’utopia che si realizzava e funzionava con poco, a dispetto dell’azione di Amministrazioni che, nel corso del tempo, si sono prodotte in virtuali e retorici annunci televisivi che non hanno trovato, però, una concreta rispondenza nella realtà.

Le politiche di gestione vanno improntate al risparmio e all’efficienza. Si assicuri dunque alla città un ragionevole intervento, a cominciare dalla realizzazione, con una spesa di circa quindici milioni di euro, di una rete idrica computerizzata pensata come un sistema unico. Basterebbe questo modesto ma efficace provvedimento per mettere la parola fine alle perdite dovute alla vetustà delle condotte colabrodo, per chiudere il capitolo dei furti, degli allacciamenti abusivi e delle appropriazioni indebite, e per assicurare l’acqua corrente tutti i giorni. La priorità per un’amministrazione onesta ed efficiente, con a cuore gli interessi dei cittadini, dovrebbe essere questa e non altre. Attorno a questo asse strategico di intervento, tutto sommato facilmente praticabile se ci fosse la volontà politica, andrebbe adottato, con il buon senso e le necessarie competenze tecniche, un insieme di provvedimenti di supporto e razionalizzazione.

In questa direzione si potrebbe, per esempio, andare dalla contabilizzazione dei consumi, visto che ancora oggi abbiamo chi paga l’acqua forfettariamente e chi la paga a contatore, alla trasparente, esatta e meticolosa informazione sui turni e sui ritardi, ripristinando il servizio telefonico in modo continuativo per gli utenti che chiedono ragguagli sullo stesso. Dall’attivazione immediata di un calendario di riparazioni urgenti per le numerosissime perdite segnalate in tutti i quartieri della città all’ottimizzazione del sistema di collegamento fra i serbatoi per garantire equità e parità di trattamento per tutti gli agrigentini. Dall’adozione di un registro ufficiale, ed accessibile al pubblico, dei turni di erogazione per consentire di verificare l’effettiva parità di trattamento tra tutte le strade servite dal servizio idrico all’utilizzazione di provvedimenti in grado di prevenire furti e abusi nella fruizione dell’acqua potabile. Per evitare il cattivo uso, i consumi inutili e gli sperperi potrebbe essere opportuna l’introduzione di un controllo dal basso verso l’alto, per esempio con l’attivazione, per ogni A.T.O. della Consulta dell’acqua (prevista dalla stessa legge Galli), composta da cittadini residenti eletti nell’ambito comunale o circoscrizionale, da rappresentanti delle associazioni dei consumatori, da lavoratori dello stesso sistema idrico integrato.

Infine, sarebbe opportuno operare per una proposta di intervento sul sistema tariffario che garantisca innanzitutto la relazione diretta con la qualità del servizio offerto e che assicuri fasce di gratuità o particolari riduzioni per gli strati sociali meno abbienti. In questo senso la tarriffazione dovrebbe essere determinata con finalità volte all’esclusivo raggiungimento della copertura dei costi di esercizio e degli investimenti, integrati dai trasferimenti previsti nel Bilancio Regionale e attivati mediante prelievo della fiscalità generale. Andrebbe prevista, come esplicitamente segnalato dal programma elettorale di Rita Borsellino, “la gratuità del consumo di 40 litri di acqua come diritto base per ogni cittadino estendibile fino a 80 litri per le fasce sociali disagiate e per le popolazioni dei comuni sedi delle fonti”. Inoltre andrebbero definite “fasce tariffarie relazionate ai consumi individuali (tariffazione progressiva), agli usi (potabile, domestico, commerciale, turistico-alberghiero, agricolo, industriale) ed a livello dell’impatto inquinante del refluo”.

 

CONCLUSIONI

La mortificante condizione del sistema idrico agrigentino può essere esemplificata simbolicamente da un altro significativo paradosso. Da un lato lo scandaloso razionamento dell’acqua che è il risultato dell’impossibilità di garantire una erogazione giornaliera, dall’altro l’esperienza vissuta negli anni passati di milioni e milioni di metri cubi di acqua che, in particolari momenti di elevata piovosità, sono stati dispersi a mare, dato che l’assenza di manutenzione dei nove invasi esistenti ne ha diminuito la portata. Ha ragione Vandana Shiva quando afferma che “scarsità e abbondanza non sono dati di natura, bensì prodotti delle culture dell’acqua. Culture che sprecano l’acqua o distruggono la fragile rete del suo ciclo creano scarsità anche in condizioni di abbondanza. Quelle che risparmiano fino all’ultima goccia possono creare abbondanza dalla scarsità”.

Occorre riavviare ad Agrigento una nuova fase della lotta per l’acqua. Si tratterebbe di un importante elemento di democratizzazione della vita politica e civile, sia per la posizione geografica che riveste la città al centro del Mediterraneo (investito a sua volta da giganteschi processi di liberalizzazione e privatizzazione), sia per gli elementi di criticità che, storicamente, si sono accumulati su questo tema. Si tratta allora di superare le numerose disfunzioni e i tanti casi di iniquità creando strategie e strumenti di programmazione e di gestione che siano nelle condizioni di affrontare, in modo ecologicamente sostenibile, le antiche e mai irrisolte questioni ma anche i nuovi pericoli come quelli che si nascondono nelle pieghe di una ipotetica privatizzazione.

È necessario pretendere che gli agrigentini possano avere assicurata l’acqua corrente nelle case per 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno. La precondizione perché si possano realizzare tutte le possibili ipotesi di soluzione è che si attivi una ragionevole mobilitazione dal basso in grado di esercitare il controllo popolare e democratico sulla distribuzione e sull’utilizzazione dell’acqua. La costruzione dal basso di comitati di lotta per una maggiore equità e giustizia tra gli utenti, per un’efficiente distribuzione dell’acqua ad Agrigento e contro la sua privatizzazione non può che ispirarsi a principi di parità fra i cittadini, di certezza nei consumi e nei costi. Occorre auspicare che si amplifichino i momenti di lotta contro tutti i processi di privatizzazione e che si elaborino forme di democrazia partecipata dalla natura radicalmente diversa da istituti quali i consorzi di bonifica o le società di diritto privato affidatarie della gestione e della distribuzione del servizio idrico con il solo fine del profitto di impresa. Sarà importante pretendere dai politici presenti nelle istituzioni, dai Sindaci e dai consiglieri dei Consigli Comunali un no politico e chiaro all’utilizzo delle s.p.a. nella gestione dell’acqua ed un pronunciamento pubblico e trasparente sulla necessità di procedere alla ripubblicizzazione del settore idrico. Se è vero che una nuova idea di proprietà e gestione del pubblico non può più fondarsi sui vecchi burocraticismi, è anche vero che essa deve, invece, prevedere modalità di gestione collettiva e di controllo popolare che sappiano perseguire scelte di equità, preservazione e tutela delle risorse idriche, ripristino dei cicli naturali e salvaguardia dei bacini idrici.

GIOVANNI DI BENEDETTO

BIBLIOGRAFIA

 

- Altamore Giuseppe, Acqua S.p.A. Dall’oro nero all’oro blu, Mondadori, Milano, 2006.

- Carnevale Salvatore, Il grande mercato dell’acqua, La Repubblica Napoli, 23. 05. 2006

- Cipolla Nicola, Sicilia. Il ricatto dell’acqua, Liberazione 6. 06. 2001

- Dipartimento Beni Comuni PRC, Speciale acqua, Febbraio, 2006.

- La Rosa Alfio, Le risorse idriche e il sistema integrato in Sicilia, Fnle-Cgil Sicilia, 7. 04. 2003

- Lauria Emanuele, Nei paesi della sete l’acqua è un affare, La Repubblica, 22.09.07

- Marotta Antonio, Acqua, radiografia di un furto, Liberazione 1. 04. 2006

- Paloscia Annibale, Le mani sporche nell’acqua, Liberazione 25. 05. 2002

- Protocollo d’Intesa del Comitato dei Sindaci della Provincia di Agrigento contrari alla privatizzazione della gestione del S. I. I.

- Quotidiano di Sicilia, Dighe, le grandi incomplete, 9. 03. 2007

- Santino Umberto, L’acqua rubata, Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato, Ottobre, 2002.

- Shiva Vandana, Le guerre dell’acqua, Feltrinelli, Milano, 2003.

- Spataro Agostino, L’acqua che si mangia in Sicilia in Cronache del declino, Edizioni Associate, Roma, 2006.

- Spataro Agostino, La battaglia dell’acqua ricomincia dai sindaci, La Repubblica, 2. 02. 2007

- Stella Gian Antonio, L’acqua per Agrigento? Ributtata in mare, Il Corriere della Sera, 12.02.2007

- Taglialavoro Giovanni, I numeri sono eloquenti: l’acqua c’è ma non arriva nelle case in Passaggio a sud-ovest, Ila Palma, Palermo, 1993.

- Documento di richiesta di convocazione dell’assemblea dell’ATO idrico ai sensi dell’art. 9, c.3, dello Statuto del 14.09.07.

- Sono state utilizzate le indicazioni relative alle problematiche del settore idrico inserite nel programma elettorale di Rita Borsellino in occasione delle elezioni regionali 2006. È stata inoltre utilizzata l’ampia documentazione di note stampa, lettere al Sindaco, interrogazioni e mozioni dei Consiglieri Comunali di Agrigento Nello Hamel, Salvatore Lauricella e Giuseppe Licata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APPENDICE

 

 

 

 

DOCUMENTAZIONE DEL COMITATO DEI SINDACI DELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO CONTRARI ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROTOCOLLO D'INTESA

del Comitato dei Sindaci della provincia di Agrigento

contrari alla privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato

 

Premesso

  • che con il D.P.R.S. n. 114 del 16.5.2000 sono stati determinati gli ambiti territoriali ottimali per il governo e l’uso delle risorse idriche nella Regione siciliana e, fra questi, quello di Agrigento, del quale fanno parte i comuni che sottoscrivono il presente protocollo d’intesa;

 

  • che ai sensi dell’art. 31 del D.Lvo n. 267/2000 è stato costituito il Consorzio tra gli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale ottimale di Agrigento;

 

  • considerato che ad oggi la gestione del servizio mediante l’ATO non ha prodotto i risultati previsti;

 

  • che, in particolare, l’ATO idrico di Agrigento, non è stato in grado di avviare la gestione del servizio, nonostante sia stata bandita tre volte l’asta pubblica, con tre differenti bandi di gara;

 

  • che all’ultima gara è pervenuta una sola offerta da parte di un’ATI, alla quale è associata la Voltano s.p.a., i cui sindaci azionisti sono anche azionisti dell’ATO idrico, con un evidente conflitto di interessi;

 

  • che i sottoscrittori del presente protocollo intendono opporsi alla privatizzazione del servizio:

 

    • in sintonia ed adesione al movimento politico mondiale, che si batte per sottrarre l’acqua, bene primario dell’umanità, a logiche di mercato e di profitto;

 

    • in sintonia con i nuovi orientamenti espressi dal governo nazionale, che approvando nella seduta del Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2006 lo schema di decreto legislativo di modifica del D. L.vo n. 152/2006, ha affermato il principio, per i servizi idrici, della pubblicità delle reti e della gestione;

 

    • nella considerazione che l’esperienza della privatizzazione avviata in altre parti d’Italia, lungi dal migliorare il servizio, ha determinato soltanto notevoli aumenti dei costi per i cittadini;

 

    • nella ulteriore considerazione della assoluta incertezza che grava sull’affidamento trentennale a ditta esterna della gestione dei servizi idrici della provincia di Agrigento, che è tra le più carenti di risorse idropotabili ed è eterogenea per i caratteri del territorio, i bacini idrografici, i livelli e le caratteristiche attuali del servizio: in tale situazione offre maggiore garanzia di perseguimento dell’interesse pubblico, di aderenza alle esigenze del territorio e di efficacia gestionale, l’affidamento ad una s.p.a. a capitale pubblico, interamente controllata dagli stessi comuni facenti parte dell’Ato;

 

    • per contrastare le anomalie verificatesi nelle procedure di gara sin qui svolte, che hanno visto la emanazione di ben tre bandi di gara, la presenza di una sola offerta ed il conflitto di interessi in capo ai sindaci soci dell’Ato e della Voltano s.p.a., che partecipa all’ATI che ha presentato l’unica offerta ed è potenziale aggiudicatrice dell’appalto.

 

Premesso quanto precede, con il presente protocollo d’intesa, da valere per ogni conseguente effetto di legge,

tra

 

- Il Comune di Alessandria della Rocca, rappresentato dal Sindaco Giuseppe Vaccaro

  • Il Comune di Bivona, rappresentato dal Sindaco Enzo Di Salvo

  • Il Comune di Calamonaci, rappresentato dal Sindaco Gioacchino Guddemi

  • Il Comune di Camastra, rappresentato dal Sindaco Angelo Cascià

  • Il Comune di Canicattì, rappresentato dal Sindaco Vincenzo Corbo

  • Il Comune di Cattolica Eraclea, rappresentato dal Sindaco Nino Aquilino

  • Il Comune di Cianciana, rappresentato dal Sindaco Salvatore Sanzeri

  • Il Comune di Grotte, rappresentato dal Sindaco Giacomo Orlando

  • Il Comune di Lucca Sicula, rappresentato dal Sindaco Giovanni Oliveri

  • Il Comune di Menfi, rappresentato dal Sindaco Antonino Buscemi

  • Il Comune di Montevago, rappresentato dal Sindaco Antonino Barrile

  • Il Comune di Naro, rappresentato dal Sindaco Maria Grazia Brandara

  • Il Comune di Palma Montechiaro, rappresentato dal Sindaco Rosario Gallo

  • Il Comune di Racalmuto, rappresentato dal Sindaco Luigi Restivo

  • Il Comune di Ravanusa, rappresentato dal Sindaco Giuseppe Bonaventura

  • Il Comune di Realmonte, rappresentato dal Sindaco Giuseppe Farruggia

  • Il Comune di Ribera, rappresentato dal Sindaco Antonio Scaturro

  • Il Comune di San Biagio Platani, rappresentato dal Sindaco Carmelo Alba

  • Il Comune di S. Stefano di Quisquina, rappresentato dal Sindaco Salvatore Presti

  • Il Comune di Siculiana, rappresentato dal Sindaco Giuseppe Sinaguglia

 

si conviene quanto segue:

 

Art. 1

Finalità del protocollo

 

Con il presente protocollo d’intesa è costituito il comitato dei sindaci della provincia di Agrigento contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato. Il comitato è aperto alla partecipazione di altri sindaci che vorranno aderire e persegue le finalità indicate nella premessa.

 

Art. 2

Contenuti del protocollo

 

Il Comitato dei Sindaci si propone di intraprendere tutte le iniziative presso gli enti e le autorità competenti, al fine di mantenere la gestione pubblica del servizio idrico. Nell’ambito di tali iniziative è compreso il ricorso alla consulenza ed all’azione legale.

 

Gli eventuali costi delle iniziative saranno sostenuti, in parti uguali, dagli enti sottoscrittori.

 

Art. 3

Comune capofila

 

Per il conferimento dell’incarico legale, l’organizzazione ed il coordinamento delle

iniziative che saranno decise dal Comitato dei Sindaci, viene nominato capofila il Comune di Palma di Montechiaro.

 

 

 

 

Sig. Presidente del

Consorzio d’ambito del s.i.i.

Piazza Trinacria (zona industriale)

92021 Aragona

 

 

 

Oggetto: richiesta di convocazione dell’assemblea ai sensi dell’art. 9, c. 3, dello Statuto.

 

 

I sottoscritti sindaci dei comuni aderenti al Consorzio d’ambito, in riferimento alla proposta all’esame dell’assemblea dell’Ato, relativa alla stipula di contratto provvisorio con l’Ati aggiudicataria del s.i.i., ribadiscono la propria contrarietà alla stipula del contratto ed all’affidamento del servizio. Per motivare tale contrarietà e la richiesta di cui alla presente, riassumono i passaggi salienti della vicenda.

 

  1. Per affidare ai privati la gestione del s.i.i. dei 43 comuni facenti parte dell’Ato, sono state bandite tre gare di appalto, nel corso delle quali sono state progressivamente ridotte le garanzie per il Consorzio, con la diminuzione dell’importo della cauzione.

  2. Ancora prima che si deliberasse il bando della terza gara di appalto era a tutti noto cha la società del Voltano, partecipata da Comuni facenti parte dell’ambito, aveva in corso iniziative per partecipare alla gara in associazione con altre imprese, in particolare con la ditta Acoset di Catania.

  3. Nonostante la denuncia, da parte di alcuni sindaci, del conflitto di interessi che si sarebbe in tal modo determinato, è stato deciso ugualmente di svolgere la gara, pur in presenza di una sola offerta.

  4. L’esito della gara ha registrato la prevista aggiudicazione all’ATI Girgenti acque, unica partecipante, comprendente la Voltano s.p.a.

  5. Accertati, attraverso vari pareri legali, l’ultimo dei quali reso dall’Ufficio legislativo e legale della Regione, il conflitto di interessi in capo ai sindaci dei comuni soci della Voltano spa e la conseguente situazione di incompatibilità, senza dare tempo all’assemblea di decidere sul da farsi, veniva, con un telefax datato 21 dicembre 2006, rivolta singolare diffida dall’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque a deliberare sull’affidamento entro il 24 dicembre 2006, termine oggettivamente non congruo per l’adempimento oggetto della diffida.

  6. Il presidente dell’Ato, omettendo di notificare regolarmente la diffida di cui sopra, disponeva, con un telegramma spedito alle ore 18,33 del 21 dicembre e recapitato nella tarda mattinata del 22 dicembre, di convocare l’assemblea per le ore 23 dello stesso giorno e le ore 9 del giorno successivo, in violazione del termine stabilito dallo statuto per la convocazione dell’assemblea.

  7. Utilizzando come presupposto il presunto mancato adempimento da parte dell’assemblea - desunto, come è stato appena descritto, da una diffida e dalla successiva convocazione dell’assemblea effettuate in modo del tutto arbitrario - il 28 dicembre, con una inusitata solerzia nel cuore delle festività natalizie, veniva decretata dall’Agenzia per le acque ed i rifiuti la nomina di un commissario ad acta, nomina illegittima perché priva di fondato presupposto per quanto esposto nel punto precedente.

  8. Il 9 gennaio 2007 l’Assemblea del Consorzio, convocata su richiesta dei sindaci, deliberava sull’affidamento con il seguente risultato: presenti, al momento del voto, 29 sindaci su 43, pari a quasi il 61% del capitale azionario; voti favorevoli: 0, voti contrari 49,15%, astenuti 11,61%. Con tale risultato l’affidamento del servizio doveva ritenersi respinto, ma, per una errata interpretazione dello statuto, la votazione è stata ritenuta infruttuosa; prima di sciogliersi l’assemblea deliberava di riconvocarsi per esperire una seconda votazione.

  9. Dopo due giorni veniva rappresentato al Presidente del Consorzio che la votazione del 9 gennaio era stata ritenuta infruttuosa per l’errata interpretazione dello Statuto e che, a termini dello Statuto medesimo, doveva essere ritenuta valida ed efficace ai fini del rigetto della proposta di affidamento e veniva rivolta formale richiesta di convocazione dell’assemblea per la presa d’atto e la proclamazione del risultato della votazione.

  10. Nessuna valutazione, favorevole o contraria, è stata espressa dal Presidente dell’Ato e dal Commissario ad acta sulla predetta richiesta di riconsiderare l’esito della votazione, né il Presidente ha ritenuto di eseguire il deliberato che lo obbligava a riconvocare l’assemblea o di convocare la medesima per valutare la rappresentata efficacia della votazione esperita nella seduta del 9 gennaio.

  11. Sorvolando su tali circostanze, il Commissario ad acta, nel frattempo illegittimamente – per quanto appena esposto - prorogato con altro decreto dell’Agenzia, il 18 gennaio 2007 adottava atto sostitutivo, con il quale, senza pronunziarsi sulla contestazione relativa all’esito della votazione del 9 gennaio, senza esplicitare alcuna valutazione sugli acquisiti pareri in merito al conflitto di interessi, senza tenere conto della volontà maggioritaria dell’assemblea contraria e comunque non favorevole all’aggiudicazione, deliberava di aggiudicare e di affidare il servizio.

  12. Il 29 gennaio 2007 veniva depositata presso la segreteria del Consorzio formale richiesta al Presidente dell’Ato di convocazione dell’Assemblea, ai sensi dell’art. 9, c.3, dello statuto, per trattare i seguenti punti all’ordine del giorno:

    1. revoca della deliberazione del Commissario ad acta n. 1 del 18 gennaio 2007, avente ad oggetto “Approvazione esiti della gara per l’affidamento in concessione del Servizio idrico integrato ed aggiudicazione definitiva “;

    2. scelta della forma di gestione, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto;

Il presidente ometteva di adempiere.

  1. Il 31 gennaio gran parte dei Consigli comunali della provincia di Agrigento, riuniti appositamente in seduta straordinaria urgente, deliberavano il seguente identico o.d.g.:

    1. di sostenere le azioni legali e politico-amministrative, dei Sindaci, tese a vanificare l’atto prepotente ed antidemocratico dell’Agenzia dei Rifiuti e delle Acque e del Commissario ad acta;

    2. di aderire alla manifestazione che si terrà venerdì 2 febbraio 2007 davanti il Palazzo della Prefettura di Agrigento;

    3. di fuoriuscire dal Consorzio e disubbidire non consegnando gli impianti idrici in caso di mancato annullamento del provvedimento di affidamento del servizio idrico a privati;

    4. di consegnare il presente provvedimento al sig. Prefetto in occasione del sit in di giorno 2 febbraio.

  2. Due distinti ricorsi venivano presentati al Tar: da parte dell’Ato, per l’annullamento dei provvedimenti di nomina del Commissario ad acta; da parte del Comitato dei sindaci contrari alla privatizzazione del servizio idrico, per l’annullamento degli atti di nomina del Commissario ad acta, ma anche del verbale n. 1/2007 del 9.1.2007 e successiva nota del 12 gennaio 2007 con la quale il Presidente dell’Assemblea del Consorzio di ambito aveva dato atto che in ordine all’affidamento del servizio idrico integrato non era stato raggiunto “il quorum necessario per rendere efficace la votazione, secondo quanto stabilito dall’art. 10 dello statuto”, nonché per l’accertamento della validità della votazione relativa al terzo punto dell’ordine del giorno della seduta assembleare del 9 gennaio 2007 nel corso della quale il Consorzio ha validamente deliberato di non aggiudicare l’affidamento del s.i.i.

  3. Il Tar di Palermo, valutando che il potere sostitutivo era stato esercitato dopo 28 giorni dalla diffida e che in tale intervallo di tempo l’assemblea si era riunita “senza giungere alla approvazione degli esiti di gara”, ha rigettato la domanda cautelare (ordinanza n. 1111/2007). Il tribunale non si è però pronunziato in merito all’accertamento della validità della votazione esperita nella seduta del 9 gennaio 2007, che, se dovesse avvenire nel giudizio di merito, comporterebbe il riconoscimento che in realtà l’assemblea ha provveduto a deliberare sugli esiti di gara, rigettando la proposta di aggiudicazione definitiva.

  4. Il Cga (ordinanza n. 601/2007) ha ritenuto il ricorso di primo grado sorretto da elementi meritevoli di approfondimento nel merito, ma non ha ritenuto sussistenti i requisiti per la sospensione degli atti impugnati, reputando prevalente, nella comparazione degli interessi in conflitto, quello all’immediato avvio del servizio e della sollecita fruizione dei fondi comunitari.

 

Dalla superiore ricostruzione dei fatti risulta che:

 

  1. La gara si è svolta in presenza di una sola offerta e, pertanto, in assenza di concorrenza, dopo che una parte degli amministratori del Consorzio d’ambito, mentre all’interno di quest’ultimo deliberavano bandi con importi progressivamente inferiori della cauzione, rendendo più conveniente la partecipazione alla gara, dentro la società del Voltano organizzavano la cordata di imprese per partecipare alla gara ed ottenere l’aggiudicazione del servizio.

  2. Il fatto che anche negli altri ato siciliani, spesso anche in quelli che gestiscono rifiuti, le gare, nonostante avessero ad oggetto affari di notevole entità economica, si siano svolte con la partecipazione di un solo raggruppamento di imprese, solleva pesanti interrogativi sulla idoneità dei sistemi di gara, nel contesto che ci occupa, a garantire il requisito essenziale dei pubblici appalti: la concorrenza tra più soggetti privati. Ricordiamo che trattasi degli appalti pubblici per esecuzione di lavori e gestione di servizi di maggiore rilevanza economica tra quanti banditi dalla pubblica amministrazione.

  3. La presenza della Voltano spa all’interno dell’ATI alla quale dovrebbe essere aggiudicato il servizio ha determinato una acclarata situazione di conflitto di interessi strutturale e non contingente, ben nota agli amministratori del Consorzio e non ignorabile dalla stessa Ati ancora prima che si svolgesse la gara.

  4. La stragrande maggioranza numerica (70%) ed azionaria (oltre il 60%) dell’assemblea del Consorzio ha deliberato, per la superiore ragione e per il primato dell’interesse pubblico, di rigettare la proposta di aggiudicazione definitiva, ancorché, pur essendo stato puntualmente richiesto, non sia stato ancora possibile ottenere il riconoscimento della validità della predetta votazione dalla stessa assemblea del Consorzio, perché non è stata convocata l’assemblea per la presa d’atto richiesta, e dal giudice amministrativo, perché quest’ultimo ha ritenuto di non esaminare la questione nel giudizio cautelare, rinviando al merito.

  5. La decisione interlocutoria del CGA, che, pur riconoscendo fondati i motivi del ricorso, ha rinviato al merito, lascia purtroppo aperta la questione, di rilevante valore giuridico, politico, economico e sociale rappresentata dalla circostanza che la nomina illegittima del commissario ad acta, la proroga illegittima del suo incarico e l’atto illegittimo dallo stesso adottato hanno prodotto il capovolgimento della decisione di rigetto dell’aggiudicazione definitiva legittimamente assunta dall’organo competente - l’assemblea dei sindaci - che, nella determinazione della decisione di che trattasi, ha esercitato la propria competenza nell’esercizio di poteri attribuiti dalla Costituzione.

  6. Nel corso della vicenda è maturato negli organi preposti al governo locale – Consigli comunali e Sindaci – ai quali la Costituzione attribuisce il potere di determinare in ordine all’assetto dei servizi pubblici locali, un orientamento, progressivamente maggioritario all’interno dei 43 Comuni agrigentini, di contrarietà alla privatizzazione del servizio idrico, come è attestato dalle deliberazioni dei Consigli comunali, nella maggioranza dei casi adottate all’unanimità, e dalla adesione di sindaci di diversa appartenenza politica al Comitato dei sindaci contrari alla privatizzazione.

  7. Tale contrarietà deriva:

    1. dalla volontà di difendere il principio irrinunciabile di sottrarre l’acqua, diritto fondamentale della persona, bene primario per la vita e lo sviluppo, a qualsiasi logica di mercato e di profitto;

    2. dalla considerazione che l’esperienza della privatizzazione avviata in altre parti d’Italia e della stessa Sicilia, lungi dal migliorare il servizio, ha determinato soltanto notevoli aumenti dei costi per i cittadini, nonché la frammentazione della tutela dei diritti fondamentali e dei principi costituzionali, quali l’uguaglianza e la solidarietà;

    3. dalla condivisione dei nuovi orientamenti espressi nello schema di decreto legislativo di modifica del D.L.vo n. 152/2006, nel quale è stato affermato il principio, per i servizi idrici, della pubblicità delle reti e della gestione, nonché nelle più recenti proposte di modifica del quadro normativo generale in materia di gestione dei servizi idrici all’esame del parlamento, nel cui ambito sono state già approvate da un ramo del parlamento medesimo le norme che dispongono la sospensione delle procedure di affidamento del servizio idrico a soggetti privati, nelle more della revisione della normativa vigente per garantire un più efficace controllo pubblico sulla gestione del servizio e sulla misura delle tariffe;

    4. dal dovere di contrastare le anomalie verificatesi nella procedura di affidamento, che, dopo l’emanazione di tre bandi di gara e la riduzione a livelli minimi dell’importo della cauzione, ha registrato la partecipazione di un solo raggruppamento di imprese comprendente la Voltano spa ed il conseguente conflitto di interessi sopra descritto; nella circostanza si intende richiamare l’attenzione delle pubbliche istituzioni sulla preoccupante circostanza che gran parte degli appalti pubblici per l’affidamento di servizi di competenza degli ato idrici e dei rifiuti si siano svolte in assenza di concorrenza, con la partecipazione quasi sempre di un unico raggruppamento di imprese;

    5. dalla considerazione della assoluta incertezza che grava sull’affidamento trentennale ad una cordata di imprese così ampiamente articolata ed eterogenea, della gestione dei servizi idrici della provincia di Agrigento, che è tra le più carenti di risorse idropotabili ed è eterogenea per i caratteri del territorio, i bacini idrografici, i livelli e le caratteristiche attuali del servizio.

    6. In tale situazione i sottoscritti ritengono che offra maggiore garanzia di perseguimento dell’interesse pubblico, di aderenza alle esigenze del territorio e di efficacia gestionale, l’affidamento ad uno o più soggetti a capitale pubblico, interamente controllato/i dagli stessi comuni facenti parte dell’Ato;

    7. dalla ulteriore considerazione, connessa con la precedente, della necessità di rivedere il piano triennale dell’Ato, redatto in fretta e superficialmente, non corrispondente alle effettive esigenze di infrastrutture idriche nel territorio dell’ambito.

 

Alla luce delle superiori valutazioni, i sottoscritti ritengono che l’Assemblea dell’Ato, in continuità con il proprio deliberato del 9 gennaio 2007, sia legittimata ad adottare atto deliberativo in autotutela per revocare la deliberazione commissariale n 1 del 19 gennaio 2007, confermando la volontà già espressa di non effettuare l’aggiudicazione definitiva.

 

L’atto di revoca trova fondamento giuridico nell’art. 21 quinques della L. n. 241/1990, che cosi recita: “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo. Le controversie in materia di determinazione e corresponsione dell’indennizzo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Ove la revoca di un atto amministrativo ad efficacia durevole o istantanea incida su rapporti negoziali, l’indennizzo liquidato dall’amministrazione agli interessati è parametrato al solo danno emergente e tiene conto sia dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico, sia dell’eventuale concorso all’erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l’interesse pubblico”.

 

Nel caso specifico appare evidente la conoscibilità da parte dell’Ati della situazione di conflitto di interesse determinata dalla partecipazione della Voltano spa e della contrarietà dell’affidamento all’interesse pubblico, rappresentato dalla necessità di garantire il rispetto del principio costituzionale di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

 

I sottoscritti sottolineano, infine, che l’atto di revoca appare coerente con il disposto del giudice amministrativo, sostanzialmente finalizzato a sbloccare la situazione di stallo e ad avviare tempestivamente la gestione del s.i.i., anche allo scopo di scongiurare il rischio della perdita dei finanziamenti comunitari. Nel rispetto dell’autonomia del potere decisionale che la legge attribuisce all’assemblea dei sindaci, in attuazione della normativa appena richiamata, gli scriventi ritengono, per tutte le ragioni esposte, che il perseguimento del pubblico interesse richieda che l’Assemblea del Consorzio tratti i seguenti punti. Pertanto, ai sensi dell’art. 9, c.3, dello statuto,

 

chiedono

 

di inserire all’o.d.g. dell’assemblea i seguenti punti:

 

    1. revoca della deliberazione del Commissario ad acta n. 1 del 18 gennaio 2007, avente ad oggetto “Approvazione esiti della gara per l’affidamento in concessione del Servizio idrico integrato ed aggiudicazione definitiva “;

 

    1. scelta della forma di gestione, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto.

 

 

Ricordano che, nel rispetto delle norme sulla partecipazione procedimentale, la convocazione dell’assemblea deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento al raggruppamento di imprese interessato.

PROPOSTA DI ATTO DELIBERATIVO

PER LA REVOCA

 

della deliberazione n. 1/2007, con la quale il Commissario ad acta ha aggiudicato in via definitiva alla ATI Girgenti acque la gestione del Servizio Idrico Integrato e lavori connessi nell’Ambito Territoriale Ottimale di Agrigento.

Nonché per la revoca

di tutti gli atti precedenti propedeutici alla aggiudicazione, a partire da quelli adottati nell’assemblea dell’11.4.2006 relativi alla

scelta di affidare il servizio tramite espletamento di gara ed alla approvazione del disciplinare di gara, dello schema di convenzione e del disciplinare tecnico.

 

 

 

Il Consorzio di Ambito Territoriale Ottimale di Agrigento è stato costituito ai sensi dell’art. 9, comma 3, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 e dell’art. 69 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, con lo scopo “di organizzare il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale ottimale denominato “AGRIGENTO” e di provvedere alla programmazione ed al controllo della gestione di detto servizio” (art. 3 dello Statuto).

Per la gestione del S.I.I. della provincia, gli organi del Consorzio hanno più volte deliberato per l’affidamento del servizio tramite espletamento di gara ad evidenza pubblica.

Dopo le prime due gare deserte, con deliberazione n. 3 dell’11 aprile 2006, L’Assemblea del Consorzio ha approvato il nuovo disciplinare di gara e la convenzione di gestione corredata dal disciplinare tecnico.

Dopo le pubblicazioni di rito, con deliberazione n. 26, del 6 luglio 2006, il Consiglio di amministrazione del consorzio ha nominato la commissione giudicatrice preposta alla valutazione delle offerte; quest’ultima, concludendo la propria valutazione dell’unica offerta presentata, in data 1 settembre 2006 ha formulato la graduatoria definitiva, nella quale l’ Associazione Temporanea di Imprese denominata “Girgenti Acque” è risultata prima, in quanto unica partecipante, classificata.

L’A.T.I. “Girgenti Acque” era (ed è) costituita dalla ACOSET S.p.a. (società capogruppo) e da altre 12 società (mandanti), tra le quali la Voltano S.p.a., che è una società costituita da dieci Comuni della provincia di Agrigento. I Sindaci di tali Comuni sono componenti dell’Assemblea del Consorzio, alcuni anche del Consiglio di Amministrazione.

L’esistenza di una potenziale situazione di conflitto di interessi in capo ai suddetti Sindaci ha richiesto ulteriori verifiche da parte del Consorzio, volte a capire se, in tale situazione, vi fossero comunque i presupposti per deliberare sull’aggiudicazione.

In data 22 novembre 2006, dopo che erano stati già acquisiti vari pareri legali, il Presidente del Consorzio ha chiesto all’Agenzia Regionale di esprimere un parere sul punto.

L’Agenzia regionale ha incaricato l’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, che, con nota n. 21477 del 21 dicembre 2006, ha reso il parere, confermando l’effettiva sussistenza della situazione di conflitto di interesse in capo ai Sindaci facenti parte della Voltano spa, evidenziando altresì il loro obbligo di astenersi – ai sensi dell’art. 176, commi 1 e 2, della legge regionale 15 marzo 1963 n. 16 (O.R.E.L.) e ss.mm.ii. – da tutte le attività interessate dal loro concomitante ruolo di “amministratori dell’ATO e di azionisti della società aggiudicataria”.

Con decreto del 28 dicembre 2006, n. 440, il Direttore Generale dell’Agenzia regionale ha nominato l’ing. Ignazio Puccio quale “Commissario ad acta presso il Consorzio di Ambito Territoriale di Agrigento con il compito di valutare e deliberare in ordine agli esiti di gara inerenti l’affidamento del servizio idrico integrato”.

Su richiesta di 21 Sindaci dei Comuni consorziati, costituitisi in comitato con protocollo d’intesa del 19 ottobre 2006, è stata convocata l’ assemblea per deliberare in merito alla aggiudicazione definitiva. L’assemblea si è riunita in seconda convocazione il 9 gennaio 2007 con la presenza di 36 Sindaci, oltre il Presidente, rappresentanti oltre il 90% delle quote di partecipazione del Consorzio ed è risultata, pertanto, validamente costituita. Al momento della votazione per deliberare sull’affidamento del s.i.i., dopo l’uscita dei Sindaci che si trovano in situazione di conflitto di interessi, sono rimasti in aula 29 Sindaci, oltre il Presidente, rappresentanti il 60,76% delle quote di partecipazione. All’esito della votazione dell’assemblea, non è stato registrato alcun voto favorevole, bensì 25 voti contrari (pari a circa l’80,89% delle quote rappresentate dai partecipanti all’assemblea e al 49,15% delle quote complessive di partecipazione al consorzio) e 4 astenuti (pari al 19,11% delle quote rappresentate dai partecipanti all’assemblea e all’11,61% delle quote complessive di partecipazione al Consorzio).

Il Presidente, a seguito di ciò, ha dettato a verbale che “non si raggiunge il quorum necessario per rendere efficace la votazione, secondo quanto stabilito dallo statuto all’art. 10”.

Con deliberazione n. 1 del 18 gennaio 2007, il Commissario ad acta ha deliberato di approvare “gli esiti di gara come risultanti dai verbali della Commissione all’uopo costituita” e di “aggiudicare in via definitiva … a favore dell’A.T.I. Girgenti Acque Capogruppo ACOSET S.p.a., la gestione del Servizio Idrico Integrato e lavori connessi nell’Ambito Territoriale Ottimale di Agrigento”.

Due distinti ricorsi sono stati presentati al Tar: da parte dell’Ato, per l’annullamento dei provvedimenti di nomina del Commissario ad acta; da parte del Comitato dei sindaci contrari alla privatizzazione del servizio idrico, per l’annullamento degli atti di nomina del Commissario ad acta, ma anche del verbale n. 1/2007 del 9.1.2007 e successiva nota del 12 gennaio 2007 con la quale il Presidente dell’Assemblea del Consorzio di ambito aveva dato atto che in ordine all’affidamento del servizio idrico integrato non era stato raggiunto “il quorum necessario per rendere efficace la votazione, secondo quanto stabilito dall’art. 10 dello statuto”, nonché per l’accertamento della validità della votazione relativa al terzo punto dell’ordine del giorno della seduta assembleare del 9 gennaio 2007 nel corso della quale il Consorzio ha validamente deliberato di non aggiudicare l’affidamento del s.i.i.

Il Tar di Palermo, con identica motivazione, ha rigettato le domande cautelari (ordinanze n. 1111 e 1112/2007). Con decisioni successive il Cga (ordinanza n. 661 e 662/2007) ha ritenuto i ricorsi di primo grado sorretti da elementi meritevoli di approfondimento nel merito, ma non ha ritenuto sussistenti i requisiti per la sospensione degli atti impugnati, ed ha rinviato al TAR per la fissazione della udienza di merito ex art. 23bis, c. 3, della L. n. 1034/1971.

A questo punto dell’intricata vicenda sopra sinteticamente ricostruita, con la finalità di chiudere definitivamente la lunga controversia e la faticosa e sin qui infruttuosa attività tesa a far decollare la gestione integrata del servizio nel territorio dell’ambito, interviene la presente proposta di revocare la deliberazione commissariale n. 1 del 18 gennaio 2007, nonché gli atti propedeutici precedenti, al fine di non dar corso all’aggiudicazione definitiva e procedere ad una nuova modalità di gestione. Peraltro la proposta di revoca esprime sostanziale continuità con la volontà manifestata dall’assemblea nella votazione esperita il 9 gennaio 2007, nel corso della quale, come sopra riferito, 29 Sindaci più il Presidente, rappresentanti il 60,76 delle quote sociali, hanno già manifestato la volontà di non aggiudicare in via definitiva con nessun voto favorevole, 25 voti contrari (pari a circa l’80,89% delle quote rappresentate dai partecipanti all’assemblea e al 49,15% delle quote complessive di partecipazione al consorzio) e 4 astenuti (pari al 19,11% delle quote rappresentate dai partecipanti all’assemblea e all’11,61% delle quote complessive di partecipazione al Consorzio).

Preliminarmente va precisato che la potestà di revoca in autotutela si fonda sul principio costituzionale di buon andamento, che impegna la P.A. ad adottare atti il più possibile rispondenti ai fini istituzionali da conseguire, rappresentati questi ultimi dal perseguimento dell’interesse pubblico, del quale la P.A. è custode ed interprete istituzionale e privilegiato. La predetta valutazione è confermata dalla giurisprudenza, anche in modo specifico: il principio secondo il quale nei contratti della Pubblica Amministrazione l'aggiudicazione, in quanto atto conclusivo del procedimento di individuazione del contraente, segna di norma il momento dell'incontro della volontà dell'Amministrazione di concludere il contratto e della volontà del privato manifestata con l'offerta giudicata migliore (da tale momento sorgendo il diritto soggettivo dell'aggiudicatario nei confronti della stessa P.A.), non esclude la possibilità per quest'ultima di procedere, con atto successivo, adeguatamente motivato con richiamo ad un preciso e concreto interesse pubblico, alla revoca d'ufficio ovvero alla non approvazione del relativo verbale” (cfr. Cons. Stato, sez. V, 24 ottobre 1996 n. 1263 e sez. VI, 29 marzo 1996 n. 518, 30 aprile 1994 n. 652 e 16 novembre 1987 n. 890; nonché T.A.R. Campania, Napoli, 20 ottobre 1998 n. 3261; TAR Napoli, sez. I, 8.2.06, n. 1794).

L’atto di revoca trova, inoltre, fondamento giuridico nell’art. 21 quinques della L. n. 241/1990, che cosi recita: “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti.”

Per tale finalità di interesse pubblico, i sindaci che propongono la revoca aderiscono anche al mandato ricevuto dai rispettivi consigli comunali che il 31 gennaio scorso, in gran parte dei casi all'unanimità, hanno deliberato identico o.d.g. per manifestare la contrarietà all’affidamento trentennale ai privati del servizio idrico integrato della provincia di Agrigento.

La volontà espressa dai Consigli comunali e fatta propria dai sindaci deriva innanzitutto dal maturare della consapevolezza che per perseguire meglio l’interesse pubblico occorre modificare la scelta del modello di gestione.

  1. La gestione pubblica del S.I.I. tutela meglio della gestione affidata ai privati l’interesse pubblico che deve necessariamente perseguire la gestione di un servizio pubblico di primaria importanza per la vita, la salute, gli equilibri naturali e lo sviluppo. Ciò, non solo per l’ovvia valutazione generale che la subordinazione all’interesse economico privato determina inevitabilmente disparità di trattamento non compatibili con l’universalità del diritto. L’esperienza delle privatizzazioni del s.i.i. svolta in altre parti dell’Italia, dimostra che l’interesse economico del soggetto gestore spinge inevitabilmente verso obiettivi di vantaggio economico, a discapito della universalità e, pertanto, della qualità della gestione e della stessa economicità.

Inoltre la gestione pubblica efficace fa venir meno l’utile d’impresa, contribuendo, anche per questo aspetto, a mantenere a livelli più bassi la tariffa.

D’altra parte la gestione pubblica, sebbene frammentata sul territorio provinciale, è già esistente ed è solo necessario unificare le varie gestioni e coordinarle all’interno dell’ambito, mettendo insieme le risorse umane, le professionalità e le esperienze maturate, gli impianti ed i mezzi dei singoli comuni e delle strutture associate esistenti (Tre Sorgenti, Voltano, etc.). Il coordinamento, l’integrazione e la riqualificazione dei servizi tecnici ed amministrativi esistenti e consolidati nel territorio dell’ambito, consentirebbe di gestire con efficacia ed economicità il servizio, senza i costi aggiuntivi della nuova gestione e dell’utile d’impresa e senza pregiudicare la prevalenza dell’interesse pubblico.

 

2. Altro motivo è rappresentato da una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario rispetto all’affidamento congiunto, previsto nella Convezione trentennale di gestione, della gestione del servizio idrico integrato e dei lavori previsti dal Piano d’ambito. Tale scelta originaria, a seguito di una nuova e diversa valutazione degli interessi generali in gioco, non risulta più adeguata al soddisfacimento dell’interesse pubblico perseguito, ed anzi appare lesiva di tale interesse.

In generale, a causa delle note carenze del piano d’ambito, per la descritta commistione, viene demandata al concessionario la scelta delle opere da eseguire, senza adeguate garanzie che queste corrispondano a oggettive priorità del territorio e del servizio.

In secondo luogo non appare congrua la previsione di scaricare interamente sulla tariffa, e quindi sull’universalità degli utenti, l’incidenza del cofinanziamento destinato al rifacimento delle reti idriche interne. Al riguardo appare più equo pensare a meccanismi di compensazione capaci di non scaricare sugli utenti il costo di rifacimenti di reti interne eseguiti lontano dalla propria città.

Inoltre, per quanto evidenziato nel presente punto, si richiama la recente Segnalazione/Parere AS387 del 26.4.07 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pubblicata nel bollettino A.G.C.M. n. 15/07, riguardante la gara per l’affidamento del S.I.I. nell’ATO di Palermo. Secondo il Garante, infatti, “a fronte del disegno contenuto nel disciplinare, la Gara pare in effetti aver determinato l’elusione delle procedure ad evidenza pubblica per l’appalto dei lavori legati al SII. Si ricorda al riguardo come l’autorità, nel più generale settore delle concessioni pubbliche, abbia già segnalato le oggettive restrizioni alla libera concorrenza derivanti dalla previsione di una quota meramente residuale del numero e dell’importo dei lavori da mettere a gara… Tale situazione mette in assoluta evidenza quanto più volte sottolineato dall’Autorità agli enti banditori di gare di qualsivoglia natura circa la necessità di valutare nella maniera più rigorosa gli effetti sulla concorrenza che il disegno concreto di una procedura selettiva può comportare, a fronte degli assetti concorrenziali dei mercati e delle strategie delle imprese operanti nei medesimi…”.

 

3. Altro motivo ancora è rappresentato dalla partecipazione alla gara, dopo due procedure andate deserte, di un solo concorrente nella forma del raggruppamento d’impresa composto da ben nove soggetti imprenditoriali, con conseguente assenza di un confronto concorrenziale tra offerte diverse. Circostanza questa ancor più rilevante in negativo per l’interesse pubblico, alla luce dell’ingente valore economico della Convenzione e della sua durata trentennale. Anche per il presente motivo si ritiene di richiamare la succitata Segnalazione/Parere AS387 del 26.4.07 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, laddove si afferma che “L’Autorità coglie altresì l’occasione per sottolineare come lo strumento del raggruppamento temporaneo d’imprese – che, nel caso di specie, non pare essere stato verificato con gli accorgimenti opportuni e necessari per evitare che potesse dare luogo al formarsi di un così vasto accordo tra soggetti concorrenti – vada sempre verificato nella sua idoneità in concreto, ben potendo determinare una diminuzione del grado di concorrenza ove consenta a soggetti in grado di partecipare anche autonomamente di presentarsi insieme ad altri soggetti propri rivali, diminuendo così artificiosamente l’effettività ed estensione della competizione”.

 

4. Altro motivo ancora è rappresentato dalla presenza nel raggruppamento aggiudicatario della società Voltano s.p.a. A tale riguardo non si intende in questa sede sollevare aspetti relativi alla legittimità, ma evidenziare come la situazione di conflitto di interessi abbia determinato una difficoltà strutturale nel funzionamento degli organi del Consorzio, rendendo persino difficile l’applicazione delle norme statutarie che disciplinano le modalità di votazione. La confusione, l’incertezza, la paralisi risaltano anche dalla sommaria ricostruzione dell’ultimo anno di vita del Consorzio fatta in premessa e si proiettano sul funzionamento degli organi del Consorzio per i prossimi trenta anni.

Per l’aspetto evidenziato nel presente punto, nella Segnalazione/Parere AS387 del 26.4.07 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pubblicata nel bollettino A.G.C.M. n. 15/07, riguardante, come detto, la gara per l’affidamento del S.I.I. nell’ATO di Palermo, il Garante afferma che “ragioni di opportunità concorrenziale, trasparenza e imparzialità nelle procedure – evidentemente essenziali a garantire la piena e migliore manifestazione del confronto competitivo in corso di gara – inducono a raccomandare di evitare per quanto possibile sovrapposizioni soggettive” tra coloro che rivestono i diversi ruoli nell’ambito dell’intera procedura di gara. Nella precedente Segnalazione/Parere AS375 del 28.12.06 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pubblicata nel bollettino A.G.C.M. n. 50/06, inerente gli affidamenti in house dei servizi pubblici locali, il Garante osserva e censura la “obiettiva situazione di conflitto d’interesse che tale modalità di affidamento – allo stesso modo, del resto, di quella nei confronti di società costituite secondo le modalità del c.d. partenariato pubblico-privato – determina in capo agli enti pubblici locali, i quali risultano essere al contempo affidatari del servizio, azionisti e amministratori della società di gestione di servizi, nonché componenti degli organismi chiamati a vigilare e disciplinare la medesima (es. le autorità di ambito territoriale ottimale nel caso dei servizi idrici e ambientali)”.

Per quanto esposto, i proponenti ritengono che non procedere all’affidamento di un contratto di simile entità economica e della durata di trenta anni gravato dall’evidenziato strutturale conflitto di interessi costituisca atto necessario per garantire il rispetto del principio costituzionale di imparzialità e buon andamento nella gestione del Consorzio e dei Comuni che ne fanno parte.

  1. Le superiori ragioni sono largamente in sintonia con la revisione in atto del sistema legislativo vigente in materia di gestione dei servizi idrici. Come è noto è stato presentato dal Governo uno schema di decreto legislativo di modifica del D.L.vo n. 152/2006, nel quale viene affermato il principio, per i servizi idrici, della pubblicità delle reti e della gestione; inoltre sono all’esame del parlamento proposte di modifica del quadro normativo generale in materia di gestione dei servizi idrici, nel cui ambito sono state già approvate da un ramo del parlamento medesimo le norme che dispongono la sospensione delle procedure di affidamento del servizio idrico a soggetti privati, nelle more della revisione della normativa vigente per garantire un più efficace controllo pubblico sulla gestione del servizio e sulla misura delle tariffe.

Tali correzioni legislative scaturiscono dalla medesima preoccupazione che sostanzia la presente proposta: garantire che, nella gestione del servizio, sia garantito e tutelato il diritto all’acqua come fondamentale diritto della persona e come risorsa preziosa per gli equilibri naturali e lo sviluppo, specie in un territorio come il nostro, storicamente carente nei servizi di approvvigionamento idrico, sul quale grava anche il rischio di impoverimento della risorsa e di desertificazione.

Rivedere la scelta originaria di affidare ai privati la gestione del servizio e mantenere, unificandola e riqualificandola, la gestione pubblica appare ai proponenti atto dovuto di grande responsabilità politica, amministrativa e di governo del territorio.

 

Per le superiori motivazioni,

 

Considerato che la riconsiderazione dell’interesse pubblico originario, come sopra motivato, e la scelta di un nuovo modello di gestione comportano anche la revoca di tutti gli atti inerenti la procedura della gara,

 

si propone all’Assemblea di revocare

 

la deliberazione n. 1/2007, con la quale il Commissario ad acta ha aggiudicato in via definitiva alla ATI Girgenti acque la gestione del Servizio Idrico Integrato e lavori connessi nell’Ambito Territoriale Ottimale di Agrigento

nonché

 

tutti gli atti precedenti attraverso i quali si è svolto l’intero procedimento, a partire da quelli adottati nell’assemblea dell’11.4.2006 relativi alla scelta di affidare il servizio tramite espletamento di gara ed alla approvazione del disciplinare di gara, dello schema di convenzione e del disciplinare tecnico.

 

PROPOSTA DEL SINDACO

 

Premesso che

  • Il Consiglio comunale con deliberazione n. 8 del 12 luglio 2002 ha approvato la Costituzione del Consorzio dell’ATO idrico di Agrigento nonché la Convenzione e lo Statuto.

  • Nella seduta del C.d.A. del Consorzio del 22 dicembre 2002 il componente Bellanca, sindaco di Aragona, ha rilevato che il POT, piano operativo triennale, era carente e privo di adesione alle realtà della provincia di Agrigento così come rilevava la non bancabilità del piano d’ambito.

  • Il verbale n. 4/2002 dell’Assemblea del Consorzio di Ambito Territoriale Ottimale, relativo alla seduta del 30 dicembre 2002 riporta che “… il Consiglio di Amministrazione, pur avendo riscontrato l’assenza di alcuni dati e la non bancabilità del piano all’unanimità ha deciso di approvare il piano riservandosi successivamente di apportare le opportune modifiche.”

  • Per affidare ai privati la gestione del S.I.I. dei 43 comuni facenti parte dell’Ato, sono state bandite tre gare di appalto, nel corso delle quali sono state progressivamente ridotte le garanzie per il Consorzio, con la diminuzione dell’importo della cauzione.

  • Ancora prima che si deliberasse il bando della terza gara di appalto era a tutti noto che la società del Voltano, partecipata da Comuni facenti parte dell’ambito, aveva in corso iniziative per partecipare alla gara in associazione con altre imprese, in particolare con la ditta Acoset di Catania.

  • Nonostante la denuncia di alcuni sindaci, del conflitto di interessi che si sarebbe in tal modo determinato, è stato deciso ugualmente di svolgere la gara, pur in presenza di una sola offerta.

  • L’esito della gara ha registrato la prevista aggiudicazione all’ATI Girgenti acque, unica partecipante, comprendente la Voltano S.p.A.

  • Accertati, attraverso vari pareri legali, l’ultimo dei quali reso dall’Ufficio legislativo e legale della Regione, il conflitto di interessi in capo ai sindaci dei comuni soci della Voltano S.p.A. e la conseguente situazione di incompatibilità, senza dare tempo all’assemblea di decidere sul da farsi, veniva, con un telefax datato 21 dicembre 2006, rivolta singolare diffida dall’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque a deliberare sull’affidamento entro il 24 dicembre 2006, termine oggettivamente non congruo per l’adempimento oggetto della diffida.

  • Il Presidente del consorzio ATO, omettendo di notificare regolarmente la diffida di cui sopra, disponeva, con un telegramma spedito alle ore 18.33 del 21 dicembre e recapitato nella tarda mattinata del 22 dicembre, di convocare l’assemblea per le ore 23 dello stesso giorno e le ore 9 del giorno successivo, in violazione del termine stabilito dallo statuto per la convocazione dell’assemblea.

  • Utilizzando come presupposto il presunto mancato adempimento da parte dell’assemblea – desunto, come è stato appena descritto, da una diffida e dalla successiva convocazione dell’assemblea effettuate in modo del tutto arbitrario- il 28 dicembre, con una inusitata solerzia nel cuore delle festività natalizie, veniva decretata dall’Agenzia per le acque ed i rifiuti la nomina di un Commissario ad acta, nomina illegittima perché priva di fondato presupposto per quanto esposto nel punto precedente.

  • Il 9 gennaio 2007 l’Assemblea del Consorzio, convocata su richiesta dei sindaci, deliberava sull’affidamento con il seguente risultato: presenti, al momento del voto, 29 sindaci su 43, pari a quasi il 61% del capitale azionario;voti favorevoli :0, voti contrari 49,15% astenuti 1,61%. Con Tale risultato l’affidamento del servizio doveva ritenersi respinto, ma, per una errata interpretazione dello statuto, la votazione è stata ritenuta infruttuosa; prima di sciogliersi l’assemblea deliberava di riconvocarsi per esprimere una seconda votazione.

  • Dopo due giorni veniva rappresentato al Presidente del Consorzio che la votazione del 9 gennaio era stata ritenuta infruttuosa per l’errata interpretazione dello Statuto e che, a termini dello Statuto medesimo, doveva essere ritenuta valida ed efficace ai fini del rigetto della proposta di affidamento e veniva rivolta formale richiesta di convocazione dell’assemblea per la

presa d’atto e la proclamazione del risultato della votazione.

  • Nessuna valutazione, favorevole o contraria, è stata espressa dal Presidente dell’ATO e dal Commissario ad acta sulla predetta richiesta di riconsiderare l’esito della votazione, né il Presidente ha ritenuto di eseguire il deliberato che lo obbligava a riconvocare l’assemblea o di convocare la medesima per valutare l’ efficacia della votazione esperita nella seduta del 9 gennaio.

  • Sorvolando su tali circostanze, il Commissario ad acta, nel frattempo illegittimamente (per quanto appena esposto) prorogato con altro decreto dell’Agenzia, il 18 gennaio 2007 adottava atto sostitutivo, con il quale, senza pronunziarsi sulla contestazione relativa all’esito della votazione del 9 gennaio senza esplicitare alcuna valutazione sugli acquisiti pareri in merito al conflitto d’interessi, senza tenere conto della volontà maggioritaria dell’assemblea contraria e comunque non favorevole all’aggiudicazione, deliberava di aggiudicare e di affidare il servizio.

  • Il 29 gennaio 2007 veniva depositata presso la segreteria del Consorzio formale richiesta al Presidente dell’ATO di convocazione dell’Assemblea, ai sensi dell’art. 9,c.3, dello statuto, per trattare i seguenti punti all’ordine del giorno: 1) revoca della deliberazione del Commissario ad acta n. 1 del 18 gennaio 2007, avente ad oggetto “Approvazione esiti della gara per l’affidamento in concessione del Servizio idrico integrato ed aggiudicazione definitiva”; 2) “Scelta della forma di gestione, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto.” Il presidente ometteva di adempiere.

  • Il 31 gennaio gran parte dei consigli comunali della provincia di Agrigento, riuniti appositamente in seduta straordinaria urgente, deliberavano il seguente identico o.d.g.:

a - di sostenere le azioni legali e politico –amministrative ,dei sindaci,tese a vanificare l’atto prepotente ed antidemocratico dell’Agenzia dei Rifiuti e delle Acque e del Commissario ad acta;

b - di aderire alla manifestazione che si terrà venerdì 2 febbraio 2007 davanti il Palazzo della Prefettura di Agrigento;

c - di fuoriuscire dal Consorzio e disubbidire non consegnando gli impianti idrici in caso di mancato annullamento del provvedimento di affidamento del servizio idrico a privati.

d - di consegnare il presente provvedimento al sig. Prefetto in occasione del sit-in di giorno 2 febbraio.

  • Due distinti ricorsi venivano presentati al Tar: da parte dell’ATO, per l’annullamento dei provvedimenti di nomina del Commissario ad acta; da parte del Comitato dei sindaci contrari alla privatizzazione del servizio idrico, per l’annullamento degli atti di nomina del Commissario ad acta, ma anche del verbale n. 1/2007 del 9/1/2007 e successiva nota del 12 gennaio 2007 con la quale il Presidente dell’Assemblea del Consorzio di Ambito aveva dato atto che in ordine all’affidamento del servizio idrico integrato non era stato raggiunto “il quorum necessario per rendere efficace la votazione, secondo quanto stabilito dall’art. 10 dello statuto”, nonché per l’accertamento della validità della votazione relativa al terzo punto dell’ordine del giorno della seduta assembleare del 9 gennaio 2007 nel corso della quale il Consorzio ha validamente deliberato di non aggiudicare l’affidamento del S.I.I.

  • Il Tar di Palermo, valutando che il potere sostitutivo era stato esercitato dopo 28 giorni dalla diffida e che in tale intervallo di tempo l’assemblea si era riunita “senza giungere alla approvazione degli esiti di gara” , ha rigettato la domanda cautelare (ordinanze n. 1111 e 1112/2007). Il tribunale ha però errato nella valutazione del presupposto che l’assemblea si fosse riunita due volte infruttuosamente (la seduta è stata soltanto una) e non si è pronunciato in merito all’accertamento della validità della votazione esperita nella seduta del 9 gennaio 2007, che, se dovesse avvenire nel giudizio di merito, comporterebbe il riconoscimento che in realtà l’assemblea ha provveduto a deliberare sugli esiti di gara, rigettando la proposta di aggiudicazione definitiva.

  • Il Consiglio di Giustizia Amministrativa con le ordinanze n. 660 e 661 del 26 luglio 2007 così riteneva:

il ricorso di primo grado appare sorretto da elementi meritevoli di rapido approfondimento nel merito ex art. 23 bis, comma 3, della legge n. 1034/1971(in particolare quanto alla dedotta illegittimità della nomina del Commissario); non sussistono invece i requisiti per la sospensione medio tempore degli atti impugnati risultando prevalente, nella comparazione degli interessi in conflitto, quello all’immediato avvio e alla sollecita fruizione dei fondi comunitari; P.Q.M. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale accoglie nei limiti di cui in motivazione l’appello in epigrafe e, per l’effetto, dispone la trasmissione della presente ordinanza alla Segreteria del TAR Sicilia Palermo per la fissazione dell’udienza di merito.”

  • Il Presidente del Consorzio ATO ha convocato l’Assemblea dei soci con all’odg. “Presa atto ordinanza del CGA. Modifiche ed integrazione dello schema di convenzione con il Gestore del servizio idrico integrato”, proponendo di integrare il contratto da stipulare con le seguenti clausole risolutive:

  1. Le parti contraenti danno atto che avverso il Decreto del Direttore Generale dell’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque della Sicilia del 28 dicembre 2006 di nomina del Commissario ad acta è stato proposto dal Consorzio d’Ambito Territoriale ottimale di Agrigento innanzi al Tar Icilia, Palermo, il ricorso n. 474/07 di Ruolo Generale e che avverso il decreto di nomina commissariale suddetto ed avverso l’aggiudicazione in favore del Raggruppamento “Girgenti Acque” disposta dal Commissario ad acta con delibera del 18 gennaio 2007 numero 1 è stato proposto dai Comuni di Palma di Montechiaro , Alessandria della Rocca, Bivona, Calamonaci, Camastra, Canicattì , Cattolica Eraclea, Cianciana, Grotte, Lucca Sicula, Menfi, Montevago, Naro, Racalmuto, Ravanusa, Realmente, Ribera, S. Biagio Platani , S. Stefano Quisquina, Siculiana, S. Margherita Belice e Sambuca di Sicilia innanzi al Tar Sicilia, Palermo il ricorso recante il numero 449/07 del Ruolo Generale ove dall’accoglimento di taluno dei ricorsi , o degli eventuali giudizi di secondo grado , derivi l’annullamento dell’atto di aggiudicazione esso determinerà la conseguente risoluzione della presente Convenzione, il Gestore nulla avrà a pretendere dal Concedente a qualsiasi titolo di rimborso delle spese sostenute per addivenire alla stipula della presente Convenzione.

  2. Viene, in ogni caso, fatto salvo il rimborso dell’importo delle opere completate, collaudate ed accettate, al netto del ribasso d’asta dei fondi pubblici a quella data erogati. Viene fatto salvo altresì, il rimborso delle spese per gli interventi in corso di esecuzione, ancorché ancora non collaudati ed accettati, nei limiti delle utilità conseguite e/o conseguibili, al netto del ribasso d’asta e dei fondi pubblici a quella data erogati. La quantificazione dei suddetti rimborsi avverrà entro 6 (sei) mesi dalla risoluzione della presente Convenzione. Il Concedente porrà a carico del futuro gestore subentrante e/o a valere sui fondi pubblici l’importo relativo. Vengono, altresì, fatte salve le spese sostenute necessarie per l’avvio e la

gestione del servizio in conformità con l’offerta presentata in gara dal Raggruppamento “Girgenti Acque”, quantificate ai sensi delle normative vigenti al netto dell’ammontare delle somme già riscosse come corrispettivo tariffario per la gestione del S.I.I., limitatamente al periodo di effettiva gestione.

  1. La presente convenzione è altresì condizionata risolutivamente all’eliminazione del conflitto di interessi tra alcuni enti, i loro amministratori componenti dell’Assemblea del consorzio e la Società Voltano S.p.A., facente parte del raggruppamento aggiudicatario della procedura ad evidenza pubblica ed adesso della compagine societaria Girgenti Acque S.p.A. . Decorsi tre mesi dalla stipula della presente convenzione, prorogabili da parte del Concedente e su richiesta del Gestore, per comprovati motivi, una sola volta e per pari durata, qualora detto conflitto di interessi non sia stato del tutto risolto in capo alla Società Girgenti S.p.A. ed al suo azionista Società Voltano S.p.A., la presente convenzione dovrà ritenersi risolta, intendendosi che anche in questo caso il Gestore nulla avrà a pretendere dal Concedente a qualsiasi titolo ed, in particolare, né a titolo di risarcimento danni, sia per il lucro cessante che per il danno emergente, né a titolo di rimborso delle spese sostenute per addivenire alla stipula della presente Convenzione. Il Concedente, nel caso in cui si verifichi una delle condizioni risolutive di cui alla presente convenzione si riserva di richiedere al gestore la prosecuzione del servizio sino all’espletamento degli adempimenti di legge per la selezione del nuovo gestore e la stipula di nuova Convenzione.

  2. La condizione risolutiva di cui al primo comma si considera come non apposta nel caso in cui gli organi dell’Amministrazione concedente ritengano di ratificare gli atti del commissario ad acta, oggetto di impugnazione.

  3. A seguito di un lungo e teso dibattito in sede assembleare, che ha portato a diversi rinvii, nella seduta del 10 ottobre 2007 la predetta proposta di modifica della convenzione e delle norme contrattuali non è stata approvata non è stata approvata.

  4. L’Assemblea nella seduta del 25 ottobre 2007 trattava e deliberava su un punto proposto da diversi sindaci e precisamente: “Revoca della deliberazione del Commissario ad acta n.1 del 18 gennaio 2007 avente ad oggetto Approvazione esiti della gara per l’affidamento in concessione del Servizio idrico integrato ed aggiudicazione definitiva”.

Premesso, altresì, che

  • L’art. 35 del più volte citato schema di convenzione fissa in soli cinque milioni di euro la fideiussione bancaria e assicurativa a garanzia della buona esecuzione del servizio affidato;nelle prime gare esperite e andate deserte la fideiussione era stata stabilita in euro 37 milioni.

  • La normativa sugli appalti fissa al 20% il valore della fideiussione che deve prestare l’appaltatore.

  • Nella fattispecie il soggetto gestore del S.I.I. gestirà impianti il cui valore è certamente superiore al miliardo di euro ed opere per circa 400 milioni di euro.

  • I Giudici del Consiglio di Giustizia Amministrativi con la predetta ordinanza ritengono che la nomina del Commissario ad acta sia illegittima o perlomeno ritengono fondati i motivi del ricorso. Ciò nonostante nella comparazione degli interessi in conflitto per i Giudici Amministrativi è stato ritenuto prevalente l’avvio del servizio al fine di una sollecita fruizione dei fondi comunitari.

  • Ma tale preoccupazione non appare suffragata dai fatti, stante che il gestore del S.I.I. non sarebbe comunque nelle condizioni di utilizzare dette risorse comunitarie, essendo fissata, quale data ultima per la rendicontazione all’Unione europea, il 31 dicembre 2008. E’ evidente che il semplice rispetto delle norme di legge sull’affidamento degli appalti e dei cronogrammi dei lavori, che trattandosi di opere idrauliche, per di più di importo elevato, presuppongono tempi lunghi, non consentirebbero l’impiego delle risorse finanziarie comunitarie. D’altra parte il mancato completamento fisico e finanziario delle opere comporterebbe la revoca totale dei finanziamenti, facendo ricadere persino il costo delle parti realizzate sulla gestione e, quindi, sulla tariffa, con grave danno per l’interesse pubblico e per i cittadini- utenti.

  • Il Presidente del Consorzio all’uopo interrogato in varie sedute dell’assemblea sull’orientamento del Dipartimento della Programmazione e del responsabile della misura 1 del POR 2000/2006 in ordine al mantenimento delle risorse comunitarie oltre il 31 dicembre 2008 nulla ha saputo dire, né ha precisato l’esistenza di corrispondenza e/o atti interlocutori.

  • L’Assemblea Regionale Siciliana nella seduta del 25 gennaio 2007 votava all’unanimità l’ordine del giorno n. 113 presentato dai deputati Borsellino-Panepinto-Gracolici che stabiliva di sospendere tutti gli affidamenti nei consorzi ATO in attesa di riperimetrare gli Ambiti Territoriali Ottimali.

  • Il Senato della Repubblica, ripetendo l’analoga precedente approvazione della Camera dei Deputati, ha approvato nei giorni scorsi la norma che di seguito si trascrive:

Art 26 bis - (Disposizioni in materia di servizi idrici):

  1. Al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell’uso delle acque, fino all’emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2008, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione delle acque pubbliche è assegnata ad enti pubblici

  2. Nell’ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricompresse anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della presente legge fatte salve le concessioni già affidate

  3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, predispone e trasmette alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti circa il rispetto dei parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e in particolare riguardo all’effettiva garanzia di

controllo pubblico sulla misura delle tariffe, alla conservazione dell’equilibrio biologico, alla politica del risparmio idrico e dell’eliminazione delle dispersioni, alla priorità nel rinnovo delle risorse idriche e per il consumo umano”

  • La predetta approvazione confermaa che il legislatore intende fermare le cosiddette privatizzazioni e liberare i comuni dall’obbligatorietà a far parte dei consorzi d’ambito.

Visto lo Statuto dell’ente che all’art. 1 stabilisce che il Comune tutela gli interessi dei cittadini.

Considerato che:

  • l’Agenzia Regionale delle Acque e dei Rifiuti ed il Commissario ad acta hanno agito violando regole e norme, così come rileva il CGA preoccupandosi solo dell’aggiudicazione a tutti i costi del servizio all’unica impresa concorrente: l’ATI Girgenti Acque costituita da ACOSET S.p.A. e da IBI IDROBIOIMPIANTI s.p.a., VOLTANO s.p.a., GALVA s.p.a., G.CAMPIONE s.p.a. SERF s.r.l., TECNOFIN GROUP s.p.a., EDILMECCANICA G. CAMPIONE s.r.l., SISTET s.r.l. ,COSTRUZIONE SALAMONE s.r.l. , A.I.E.M. s.r.l., AIPA s.p.a., DELTA INGEGNERIA s.r.l..

  • Il Presidente del Consorzio ATO al fine di stipulare il contratto ha portato in votazione le modifiche alle norme contrattuali. Modifiche che vedono la stazione appaltante determinare addirittura la composizione dell’ATI aggiudicataria dell’appalto.

  • Tra le clausole non approvate dall’Assemblea del Consorzio, ne è prevista infatti una risolutiva per eliminare il conflitto di interessi “tra alcuni enti, i loro amministratori componenti dell’Assemblea del Consorzio e la Società Voltano S.p.A.”

Considerato, inoltre, che:

  • L’art. 1 della legge n. 36 del 1994, recepita in Sicilia dalla L.R. n. 10 del 1999, stabilisce tra l’altro:

“(…) Tutela e uso delle risorse idriche:

  1. tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.

  2. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un intero patrimonio aziendale.

  3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri ideologici.

  • Le procedure e le modalità che hanno determinato l’aggiudicazione del S.I.I. si deduce sono state viziate da illegittimità per cui si presume sussistano pericoli per la salvaguardia, le aspettative e i diritti delle generazioni future.

  • La fideiussione pari a soli cinque milioni di euro per un servizio che dovrebbe durare ben 30 anni, espone ad enormi rischi le comunità locali.

  • Ad oggi non è stato adottato dal CdA né dall’Assemblea del Consorzio alcun atto per la revisione del POT e per renderlo bancabile, così come previsto e deciso dalla stessa Assemblea il 30 dicembre 2002.

  • Ritenuto, per quanto sopra esposto, che sussistono concreti rischi che la stipula del Contratto per la gestione del S.I.I. in provincia di Agrigento con l’ATI Girgenti acque potrà arrecare danni a questa comunità, così come alle altre della provincia,

 

PROPONE

 

  • Di revocare la deliberazione consiliare n. 8 del 12 luglio 2002 e di fuoriuscire dal Consorzio dell’ Ato idrico di Agrigento.