GOVERNO : FALLIMENTO DI ALITALIA! SALVATI DALLA BANCAROTTA SOLO AIR ONE E MALPENSA( Pirozzi e Biasco).

IL GOVERNO SANCISCE IL FALLIMENTO DI ALITALIA!

SARANNO SALVATI DALLA BANCAROTTA AIR ONE E MALPENSA.

di:Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

Quando diventeranno operative le decisioni che il Governo prenderà, nella sua prossima riunione, la Compagnia aerea italiana non esisterà più!

Il Ministero della Economia proprietario della maggioranza delle azioni della Alitalia, prenderà atto della delibera del Consiglio di Amministrazione della Compagnia e nominerà un commissario per procedere alla liquidazione della Società.

Questi atti formali, consentiranno di attivare il “Decreto Marzano”, che consente il trasferimento delle attività e di parte del personale ad una nuova Società, per consentire la continuità dell’impresa.

Il Decreto in questione fu approntato dal Governo Berlusconi per salvare il lavoro e le attività in attivo della Parmalat, mentre rimasero senza nessun indennizzo le migliaia di piccoli risparmiatori che avevano investito nei Bond della Società parmense.

Per Alitalia avverrà lo stesso. Allo Stato , quindi ai cittadini italiani, resterà il pesante passivo della Società, mentre alla Nuova Compagnia Aerea Italiana, promossa da Banca Intesa, con la piena adesione del Governo, resteranno le rotte italiane ed europee, il parco degli aeromobili, le proprietà immobiliari e la maggior parte del personale altamente specializzato,compreso i piloti, che dovranno accontentarsi di stipendi con una riduzione del 20%.

La perdita per lo Stato sarà di circa 5 miliardi di euro, con l’aggiunta della gestione di 7000 esuberi: 5000 dell’Alitalia e 2000 di Air One.

Lo Stato tenterà di rientrare da questo passivo con la vendita delle rotte internazionali e dei grandi vettori in suo possesso. Banca Intesa è già volata a Parigi per offrire ad Air France questa opportunità, per gestire un accordo commerciale che consente di recuperare fondi per le disastrate casse della vecchia compagnia.

La Nuova Compagnia, servirà a salvare la Air One di Toto, che accumula passivi ogni giorno, insieme al salvataggio dell’aeroporto di Malpensa, che correva il rischio di perdere 62 attracchi al giorno e il declassamento ad aeroporto di secondo livello.

Fossati, Ligresti,Benetton, Colaninno e gli altri imprenditori che hanno sottoscritto il capitale della C.A.I., per soli 100 milioni di euro, oltretutto garantiti da Banca Intesa, si ritroveranno tra le mani una compagnia aerea nuova di zecca, tutte le rotte italiane ed europee, un personale altamente specializzato a costi inferiori alla media europea, mentre si lavora a Milano e dintorni per la grande esposizione internazionale del 2012.

L’Alitalia fallisce, mentre il Governo consente il salvataggio per Air One e per l’aeroporto di Malpensa che è stato un disastro economico ambientale e produttivo sin da quando è stato progettato e costruito.

La convenienza degli imprenditori privati è quello di avere la gestione di un aeroporto e di una compagnia aerea che avrà l’esclusiva per il grande evento del 2012 e per tutto quello che dovrà essere costruito e gestito fino a quella data.

A Milano è finita la grande fase di costruzione di parcheggi della progettazione della Nuova Fiera, mentre si completano le grandi costruzioni messe in cantiere negli anni di Alberini, il grande capitale milanese, che investe in produzione all’estero, poiché in Borsa si perdono miliardi, investe in speculazione edilizia.

Quando tutti gli affari sono poco retributivi, il capitale usa e consuma il territorio come unica e vera risorsa di ricchezza.

Dietro al fallimento dell’Alitalia c’è la cultura provinciale del capitalismo italiano, incapace di misurarsi sul piano europeo e preferendo un affarismo senza strategia, con il sostegno di un Governo che sostituisce una politica industriale con una tattica di breve respiro legata ad una crescita finanziaria senza sviluppo per la società italiana.

Nella vicenda dell’Alitalia, abbiamo perso la possibilità di registrare 10 miliardi di euro di investimenti della Air France, essere dentro la più grande compagnia aerea europea, terza nel mondo, registrando al tempo stesso una moderna razionalizzazione degli aeroporti.

In questo contesto, per esempio, Grazzanise, l’aeroporto sognato da Rastrelli e finanziato con fondi europei da Bassolino, potrà anche essere costruito, ma non potrà mai essere una piattaforma internazionale.

Tremonti dice che i risparmiatori saranno garantiti, non riusciamo ad immaginarci come è possibile garantire chi ha comprato azione a dieci euro ed ora si trova un mucchio di carta straccia in mano.

Tra i responsabili di questo sfascio ci sono anche i Sindacati, che si sono divisi tra loro, hanno portato avanti solo interessi corporativi e si sono dimostrati incapaci di elaborare una strategia contrattuale che garantisse il lavoro e lo sviluppo.

Ad una impresa senza visione strategica corrisponde un Sindacato scadente e poco dentro la realtà sociale del paese.

Quello che accadrà tra qualche ora è molto grave, perché avverrà nel pieno di una crisi economica senza precedenti e lo Stato dovrà farsi carico di un costo enorme che verrà pagato dalla collettività.

Ad aggravare questa situazione sono le notizie che giornali e televisioni danno di questa vicenda, che viene letta come un salvataggio e non come un fallimento drammatico.

Abbiamo seguito con attenzione la vicenda dell’Alitalia, perché essa ha assunto nel corso degli anni un valore paradigmatico, nel quale si è messo in luce la cultura di questo paese, in cui la furbizia prevale sulla intelligenza, l’interesse personale sul senso civico, la speculazione prevale sugli investimenti produttivi ed il buon senso non può essere usato, perché diventa una denuncia dei guasti della Società italiana.

Si parla molto di federalismo fiscale in queste settimane, proporrei ai grandi ed interessati riformatori del Nord di immaginare anche un Capitalismo federale, ovvero quando una banca fallisce, una azienda viene chiusa per bancarotta fraudolenta a pagare non devono essere tutti i cittadini italiani, ma solo quelli delle Regioni in cui questi disastri sono stati consumati.

Purtroppo questa discussione non si svilupperà mai, gli imprenditori italiani sono abituati a socializzare le perdite, mentre i guadagni sono sempre privati.

Napoli, 30/08/08